Probabilmente Pino Daniele sarebbe ancora vivo se fosse salito su quell’ambulanza, arrivata a pochi passi dalla sua villa in Maremma. Dai primi riscontri investigativi della Procura di Roma, che ha aperto un fascicolo sulla morte del cantautore napoletano ipotizzando il reato di omicidio colposo, cominciano a chiarirsi i contorni di questa tragica vicenda. A bordo dell’ambulanza, oltre al personale sanitario, c’era un medico e nell’ospedale di Grosseto, dove sarebbe potuto essere ricoverato, c’era un reparto specializzato in cardiologia. La sera del 4 gennaio scorso, alle 21,12, il centralino del 118 riceve una telefonata. L’operatore si informa sulle condizioni cliniche e decide di inviare un mezzo. Arrivati a poche centinaia di metri dall’abitazione di Pino Daniele, nella campagna tra Orbetello e Magliano, i sanitari chiamano per avere indicazioni più precise. Gli viene riferito che il paziente ha deciso di farsi accompagnare a Roma. L’intervento termina alle 21,28. Nel frattempo, infatti, il cantante aveva telefonato al suo cardiologo, il dottore Achille Gaspardone, che opera al Sant’Eugenio di Roma. La compagna di Pino, Amanda Bonini, si mette alla guida: una corsa folle a 200 chilometri orari verso la Capitale. Il suv macina circa 150 chilometri in una cinquanta di minuti. Il bluesman arriva in ospedale in condizioni disperate. Ad attenderlo non c’è il cardiologo di fiducia, che quella sera non era di turno, ma la sua equipe. I tentativi di salvargli la vita risultano inutili. Dai primi risultati dell’autopsia è emerso che è morto per un’insufficienza cardiaca generata da una cardiopatia cronica. Tuttavia gli inquirenti vogliono capire se ci siano delle responsabilità altrui nel decesso, se il cantautore (i cui problemi cardiaci erano già noti) fosse seguito adeguatamente da un punto di vista medico. Non era la prima volta infatti che, dopo aver accusato un malore, partiva alla volta di Roma, in qualsiasi parte d’Italia si trovasse. Delle risposte importanti in questo senso si avranno dall’esame autoptico sul cuore, estratto dal corpo durante le operazioni peritali. La data dell'accertamento è stata fissata il 2 febbraio. I periti della Procura analizzeranno l’organo, alla presenza dei consulenti di parte nominati da Fabiola Sciabarrasi, l’ex moglie di Pino Daniele. Il pm Marcello Monteleone, titolare del fascicolo, ha disposto anche gli esami tossicologici. Per questi risultati bisognerà aspettare più di un mese. Per il momento non ci sono iscritti sul registro degli indagati. Le testimonianze dei familiari e degli amici, presenti nel momento in cui il musicista si è sentito male, convergono sul fatto che è stato lui a decidere di intraprendere il viaggio per raggiungere la Capitale, piuttosto che recarsi all’ospedale di Grosseto, distante una decina di minuti di auto dalla sua villa. Sul fronte ereditario, invece, l’apertura del testamento sembra abbia escluso la compagna Amanda Bonini, i fratelli, le sorelle e i nipoti del cantautore. A beneficiare dei suoi averi saranno i cinque figli. E poi c’è la quota di legittima che spetta alla seconda moglie, Fabiola Sciabarrasi (nella foto col cantautore). Intanto a Napoli il continuo pellegrinaggio laico davanti alle ceneri di Pino al Maschio Angioino, la dice lunga su quanto il bluesman manchi ai suoi concittadini.
L’ambulanza poteva salvare Pino Daniele
Il mezzo del 118 e l’ospedale di Grosseto erano attrezzati per soccorrerlo L’ha accertato la Procura. Il cantautore invece decise di farsi portare a Roma
