Politica

Freccero: «Avevamo tutti contro Soprattutto a sinistra»

L'allora direttore di Raidue sulla puntata di Satyricon incriminata e sulle assoluzioni di Travaglio e Luttazzi

È definitivo. Nella puntata di Satyricon andata in onda il 14 marzo 2001, né Daniele Luttazzi, che la conduceva, né Marco Travaglio, l’ospite che presentò il libro «L’odore dei soldi», in cui Silvio Berlusconi veniva preso pesantemente di mira, infangarono il Cavaliere, lesero la sua immagine o la sua reputazione. Lo ha stabilito ieri la Cassazione, respingendo il ricorso di Berlusconi, dopo che già nel 2005 il tribunale di Roma e nel 2010 la Corte d’Appello, si erano espresse allo stesso modo. In secondo grado il giudice stabilì, infatti, che «Luttazzi aveva condotto l'intervista a Travaglio in perfetta sintonia con lo spirito della trasmissione, chiamata appunto Satyricon, con battute salaci e sarcastiche» e dunque non offensive. «Assolti», inoltre, Bibi Ballandi, produttore del programma, e l’allora direttore di RaiDue, Carlo Freccero, a cui abbiamo posto qualche domanda. Freccero, a parte l’ovvia soddisfazione, in quella puntata, che provocò reazioni a catena e poi l’allontanamento suo e di Luttazzi, non si andò ben oltre la satira? «No, la prego, la sentenza è sacrosanta. Quella era satira, fatta in un programma che mieteva successi incredibili. Eppure dopo quell’intervista a Travaglio, che gli valse l’inizio della carriera, tutti ci diedero addosso. Anche la sinistra, tanto che quegli stronzi non mi fecero più lavorare per la tv generalista. Avevamo contro chiunque, persino molti colleghi, fra cui Lucia Annunziata. La sinistra ci accusò di avergli fatto perdere le elezioni che si tennero a maggio, quando probabilmente gli avevamo fatto guadagnare consensi. Sono ancora molto amareggiato per questa storia. Mediaset era all’apogeo e io volevo solo creare un servizio pubblico con una stile diverso, fatto anche di satira. E invece ci cacciarono». Berlusconi definì quel libro «libercolo diffamatorio». Luttazzi e Travaglio rappresentarono il Cavaliere come un mandante occulto delle stragi di mafia arricchitosi con soldi sporchi. «Prima di mandare in onda quell’intervista, chiesi di leggere il libro. Conoscevo la tesi che conteneva e domandai se, dall’uscita, ci fossero stati dei problemi. Mi fu detto di no. Ed era vero. Eppure dopo quella puntata di Satyricon, iniziò la persecuzione». C’è chi pensa che quella di Berlusconi fu una reazione legittima a un’ingiustizia. «Si sbagliano. Berlusconi, in quel momento, era al massimo della sua potenza. Parlò di «uso criminoso della televisione» perché aveva il consenso, e quindi il potere, per farlo. Poteva metterci un bavaglio e lo fece». Nessuno la difese. Si è mai chiesto se magari è perché non lo meritava? «Ma no, mai. Io ho sempre fatto televisione come se fosse l'ultimo giorno. Dopo quella puntata, mi telefonavano a mezzanotte per dirmi «tu sei finito». Ora sono contento soprattutto per Luttazzi. Perché a darci ragione non è stata solo la Cassazione, ma la storia. Guardi, è passato tanto tempo e il mio risentimento è evaporato, ma voglio raccontarle un episodio. Era l'estate del 2001, fine lugl io, e mi trovavo in un ristorante a discutere con amici di un documentario sul G8 di Genova. Entrò Marcello Dell'Utri, che mi vide mentre gesticolavo. Si avvicinò al proprietario e gli dissi "ha ancora pochi mesi per parlare e gesticolare". Però oggi Dell'Utri è in carcere, io faccio ancora televisione».

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