Politica

Silvio tratta e telefona a Fitto e Brunetta

L’ex Cavaliere ha invitato i due frondisti alla calma nel nome dell’unità del partito

Per non arrivare con un partito in ordine sparso al rush finale per il Colle Silvio Berlusconi si fa concavo e convesso, come gli piace dire nei momenti più delicati. Da qui la scelta di farsi «pompiere», attraverso consultazioni a 360 gradi, per scongiurare fratture interne e cercare alleati esterni (vedi Angelino Alfano) che possano servire alla causa, vale a dire pesare nelle votazioni del dopo-Napolitano. In queste ore il Cavaliere sta tessendo la sua trama, innanzitutto per calmare gli animi dopo il caso Brunetta scoppiato nel week end, cercando di mediare tra i filogovernativi, in testa Denis Verdini, e i frondisti anti-Nazareno, a cominciare dai fittiani. A peggiorare le cose, poi, il documento promosso dal capogruppo di Fi al Senato, Paolo Romani (mai ufficializzato, perchè ritirato) che difende a spada tratta il patto sulle riforme siglato con Matteo Renzi, e senza citarlo direttamente, bacchetta Brunetta. Preoccupato dal nervosismo sempre più latente, Berlusconi avrebbe deciso di correre ai ripari, sentendo tutte le parti in causa. Ieri ha fatto una chiamata distensiva a Brunetta, ricordandogli che in questo momento conta l’unità di FI, mentre l’altro giorno avrebbe telefonato a Raffaele Fitto. Durante il colloquio con l'eurodeputato (che vedrà nei prossimi giorni), si sarebbe parlato, oltre che del nodo del Colle e dell'Italicum, anche dell'opportunità politica di presentare un documento anti-Brunetta, che i fedelissimi dell'ex governatore pugliese avevano deciso di non siglare per non dare l'immagine pubblica di un movimento diviso in tante fazioni. Dopo questi contatti, raccontano, Berlusconi avrebbe deciso di stoppare il documento e di gettare acqua sul fuoco. Un modo per calmare le acque dopo le forte tensioni consumatosi nel week end, anche sul fronte renziano. L'intervista di fuoco al Corsera di Brunetta e le successive dichiarazioni al Gr di sabato scorso avrebbero fatto irritare Denis Verdini (principale artefice del Nazareno) e i renziani da spingere Berlusconi a correre subito ai ripari con una nota puntuta in serata contro il presidente dei deputati forzisti. Qualcuno dice che il leader Pd in persona avrebbe telefonato a Villa San Martino per avere dei chiarimenti. I frondisti all'interno di Forza Italia si attestano a quota 13. Stando ai tabulati relativi al voto sull'articolo 1 del ddl riforme costituzionali, quello che di fatto elimina il bicameralismo perfetto, risultano infatti tanti i deputati di Forza Italia che hanno votato contro. Nel Pd, invece, sempre stando ai tabulati, solo Pippo Civati ha votato contro. Del resto, lo stesso Civati, in sede di dichiarazione di voto, aveva annuncioato in Aula il suo giudizio negativo e quindi il voto in dissenso dal gruppo. Nel dettaglio, a votare no all'articolo 1 del ddl riforme, tra i banchi azzurri sono stati: Bianconi, Capezzone, Laffranco, Latronico, Saverio Romano, Biancofiore, Altieri, Biasotti, Chiarelli, Distato, Giorgetti, Marti e Palese. Sempre sfogliando i tabulati, tra i deputati Pd che non hanno partecipato al voto risultato Bersani, Fassina e Cuperlo. In FI Carfagna, Bergamini e Gelmini (le ultime due impegnate in appuntamenti politici). Capezzone ha motivato affermando che «queste non sono le nostre riforme. Abbiamo presentato emendamenti e sono stati respinti. Abbiamo chiesto di abolire davvero il Senato, che invece resta in piedi e sarà una seconda pericolosa camera. Si ripete dunque l'inganno delle province: se ne promise l'abolizione, e invece sono ancora lì».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.