Politica

Italicum, il Pd si spacca. In 29 lasciano l'assemblea

Renzi ha chiesto ai suoi senatori di votare compatti, sia nel gruppo che in Aula, l'emendamento Esposito che blinderebbe l'impianto della legge

L'Italicum arriva in Senato. Si è parlato di legge elettorale tutta la mattina tra Silvio Berlusconi e Matteo Renzi a Palazzo Chigi. Il dialogo con il centrodestra è aperto anche se i mal di pancia nei rispettivi partiti mettono alla prova l'ormai noto patto del Nazareno. Berlusconi arriva con Verdini, Renzi è con il vice Guerini. Si discute, poi il premier raggiunge i suoi a palazzo Madama per l'assemblea. Alla fine, tutto normale: votano sì in 71 voti all'Italicum di impianto renziano, nessun voto contrario e un solo astenuto (Sonego). La minoranza però lascia alla spicciolata la stanza. Renzi chiede ai suoi senatori di votare compatti, sia nel gruppo che in Aula, l'emendamento Esposito, il cosiddetto "maxicanguro", ossia la modifica che ne annulla in sul sol colpo 40mila, blindando di fatto l'Italicum. "Non si tratta di un voto di coscienza - ribadisce Renzi qualche istante prima della votazione - ma se poi mancassero i numeri in Senato sarebbe molto grave". Deve però fare i conti con Miguel Gotor, bersaniano dissidente di spicco, che presenta un documento firmato da ben 29 esponenti dem a confermare la linea del no ai capilista bloccati. "Non c'è alcuna trattativa con i vertici del partito". Avverte: "Noi non arretriamo, è una questione di dare rappresentanza ai cittadini, vogliamo entrare nel merito della legge elettorale". A essere messo in discussione sia il merito dell'Italicum, a partire dai capilista bloccati, sia il metodo del prendere o lasciare. Corradino Mineo parla, non a caso, di "ultimatum irricevibile". Ormai per Renzi la discussione è solo con Berlusconi. Il leader di Forza Italia, dal canto suo, dopo l'incontro torna a Palazzo Grazioli per fare il punto con i suoi fedelissimi. Sempre Renzi, durante l'assemble,a chiarisce che in un partito col 40 per cento è normale che ci siano idee diverse, ma poi si deve votare insieme. "Anche perché dalle nostre decisioni dipende la tenuta del paese". Il premier dichiara inoltre che la questione dei capolista nominati non è decisiva. "Elementi fondamentali sono il premio alla lista e il ballottaggio. Se ci fosse stata questa legge elettorale Bersani sarebbe andato al ballottaggio e sarebbe diventato presidente del Consiglio". Ora si vedrà come la minoranza si comporterà una volta che il testo sarà al vaglio dell'Aula. Fa eco infatti a Renzi il discorso del ministro Maria Elena Boschi: "L'assemblea del gruppo a maggioranza si è espressa e quindi mi auguro che in aula la minoranza si adegui. Mi auguro che ci ripensino, perché quando si sta insieme si rispettano le regole che ci si è dati, ha poi aggiunto. "Mi auguro sempre che ci sia una compattezza del partito. Abbiamo cercato di ascoltarci reciprocamente fino all'ultimo momento utile ma poi arriva il tempo delle decisioni altrimenti si rinvia sempre". Derby a colpi di emendamenti nel Pd. Dopo l'assemblea dei Democratici, alla ripresa dei lavori d'aula alle 16 e 30, verranno posti al voto i due emendamenti che sintetizzano le posizioni nel partito. Prima l'emendamento Gotor, che assorbe tutta una serie di emendamenti contrari all'inversione delle quote tra eletti con capilista bloccati e preferenze. E poi l'emendamento Esposito, la norma a firma del senatore Stefano Esposito che racchiude in se tutto l'impianto dell'italicum e che dunque esclude tutta una serie di emendamenti di segno contrario. L'ordine del voto avverrà in base alla presentazione. Anche in Aula a quanto si apprende, i 29 firmatari del documento della minoranza Pd non parteciperanno al voto dell'emendamento Esposito.

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