Un pugno nello stomaco, i dati al 31 dicembre 2014, rivelati dal prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, sull’emergenza abitativa nella Capitale. Quella stessa che rappresenta un pilone fondante dell’inchiesta «Mondo di mezzo». I numeri, inediti, della prefettura raccontano una storia diversa, e ben più amara, sul giro d’affari sull’emergenza abitativa che, da decenni, alimenta politica e "affarologhi" capitolini. Oltre 40 milioni di euro per sostenere le spese di alloggio in 31 residence della Capitale dove vivono (molto male) 1.931 famiglie. Una spesa lievitata di dieci milioni in dieci milioni negli ultimi anni fino ad arrivare a oltre 1.700 euro al mese per alloggio. Una responsabilità politica che pesa come un macigno sul moralismo di una certa sinistra che si erge oggi a paladina di una legalità e di una trasparenza che stonano con numeri e realtà. Il sindaco Marino, salito alla guida del Campidoglio nel giugno 2013 aveva promesso di chiudere i residence, più simili a favelas brasiliane che ad alloggi temporanei da quasi duemila euro al mese, di sostituire questa folle spesa con dei «bonus casa». La ricetta, suggerita dagli amici di Sel, era talmente semplice da risultare banale: 700 euro al mese a chi è in graduatoria da spendere anche sul libero mercato. Un tentativo ad oggi praticamente fallito sotto le ceneri delle proteste dei movimenti che tengono ostaggio la sinistra capitolina - perderebbero il monopolio di assegnazioni e okkupazioni - e di un giro d’affari finito ora, finalmente, nelle mani della magistratura. E sì perché in questa vicenda di «marziano» c’è solo una spesa scandalosa e l’amara riflessione che lascia la morte per freddo del secondo clochard nelle strade capitoline per carenza di posti letto.
Business casa e costi marziani
di Susanna Novelli