Nell’era del terrorismo 2.0 gli attentatori più spietati, gli uomini e le donne al centro di informative come quella sulla Crisi della Siria, dello smantellamento di una cellula terroristica e di quella sull’attentato alla redazione del settimanale «Charlie Hebdo», sono umanizzati - se così si può dire - da profili Facebook nei quali raccontano passioni e credo attraverso post pubblicati magari a poche ore dal compimento di una strage. Il 20 dicembre scorso, quasi in contemporanea con l’assalto in nome di Allah ad un commissariato a Joué les Tours, in Francia, il fratello 19enne dell’attentatore Bertrand Nazohabonayo - il burundese ammazzato a colpi di pistola dai poliziotti feriti a coltellate - postava un articolo di giornale in francese dal titolo: «Vende il pick-up e lo ritrova condotto da jihadisti in Siria». Lui, che sullo stesso social network segue una pagina chiamata «St Militaria - Acquisti e vendita al dettaglio» (di armi), risulta seguito dal servizio segreto interno francese per l’intenzione di unirsi agli altri 1.200 francesi partiti per la Siria sotto il vessillo della Jihad internazionale. Poi c’è Lubna, una 19enne francese il cui nome compare in un’informativa sulla Siria e la crisi del 2011. Sulla propria bacheca Facebook scrive poesie come tante coetanee ma sono pensieri d’amore per l’Islam, la fede di Maometto. «Sono musulmana e fiera di esserlo - esordisce - Dicono che la mia religione è quella della paura, io dico che purifica i cuori. Che le donne sono sottostimate, ma per la mia religione la donna è sacra. Dicono che l’Islam è antisemita, mentre ama tutte le persone senza limite. La violenza non ha nazionalità». C’è chi, ritenuto dagli investigatori membro di una cellula terroristica, mette come foto del profilo la frase provocatoria «Je suis Mohamed». Senza contare i fans in crescita di personaggi come Amedy Coulibaly, responsabile della sparatoria nel supermercato kosher l’8 gennaio scorso, e della fidanzata 26enne Hayat Boumedienne ancora ricercata. Come non pensare ai fratelli Kouachi? Per loro gruppi chiusi e pagine dedicate.
Amedy e Hayat eroi per i ragazzini di Facebook
