Il Movimento 5 Stelle ha messo in calendario «La Notte dell’Onestà», sabato prossimo a Roma. Evidentemente i grillini ripercorrono lo schema dei «Vaffa Day» pur con diverso orario e titolo meno bellicoso. Ma non è tanto questo. Il nodo sta in quella che pare la guest star dell’appuntamento, Piercamillo Davigo. Scheda per i venti-trentenni, che quando Davigo era Davigo andavano alle elementari o non erano nati. È stato uno dei protagonisti del Pool di Mani Pulite, la squadra di magistrati che, a furor di popolo e di media, mandò in soffitta un’intera classe dirigente con Tangentopoli. Oggi, Davigo è un consigliere della Corte di Cassazione, sempre intervistatissimo ogni qual volta ci sia un approfondimento su quegli anni, sotto forma di libro, documentario, o convegno. Una figura che si sposa benissimo con una iniziativa dei Cinque Stelle, la cui filosofia è ben nota: o tutti in galera o niente. E allora, chi meglio di uno di quelli che «tutti in galera», oltre vent’anni fa, li mandò veramente? Il video di presentazione dell’iniziativa, nel blog di Grillo, è anche un po’ coreografico. Si vede il Senatore di M5S Nicola Morra che aspetta Piercamillo Davigo fuori dalla Corte di Cassazione e, con il Palazzaccio alle spalle, iniziano un dialogo. «Il Giudice Piercamillo Davigo – introduce Morra – insieme al pool tutto di Mani Pulite ha ridato a tanti milioni di italiani la speranza di poter farla finita con la politica che è semplicemente predazione e corruzione. Ricordiamo tutti come il pool infiammò le coscienze». Davigo poi sottolinea che manifestazioni come la «Notte dell’Onestà», «in condizioni normali sarebbero superflue», ma sono indispensabili «in una realtà come quella italiana» e poi lancia l’attacco ad una classe dirigente i cui componenti «invece di smettere di rubare hanno smesso di vergognarsi, raggiungendo livelli di improntitudine inimmaginabili in altri Paesi». «Quindi – osserva Davigo – bisogna ricordare loro che i cittadini non possono tollerare questo per sempre». Alzi la mano chi non condivide. Chi non vorrebbe una maturazione di coscienza popolare diffusa contro il fenomeno corruttivo che, è cosa nota, rappresenta una insopportabile zavorra allo sviluppo. Allora dov’è il problema? Il problema è che l’«onestà» è un orientamento dell’animo, della cultura e dei comportamenti. Che dovrebbe abbracciare tutti gli aspetti della nostra vita pubblica e privata, dalla scuola al mondo dell’impresa, da quello della pubblica amministrazione alla politica e alla giustizia. Ecco, siamo convinti che si possa dare una mano alla giustizia in Italia attraverso un revival pop del 1992, sfamando gli appetiti demagogici di un partito che ha una delle sue poche ragioni sociali nell’auspicio di sirene e manette sotto casa degli «altri»? È chiaro, il posto di chi delinque è in galera. Ma la giustizia non è un film. Specie se si tengono a mente certi dati. Nel 2014 gli indennizzi per ingiuste detenzioni hanno conosciuto un ammontare di 35,2 milioni di euro, per 995 domande di risarcimento accolte dalle Corti d’Appello, con un più 41,3% dei pagamenti rispetto all’anno precedente. Dal 1991 è stato speso dallo Stato oltre mezzo miliardo, sempre per risarcire le ingiuste detenzioni. Quanto agli errori giudiziari, nel 2014 lo Stato ha pagato 1,6 milioni di euro, 31,8 nel periodo 1991-2014. Questo è il quadro che testimonia come per propiziare l’«onestà» affrontando il tema della giustizia sia indispensabile un influsso di ragione di credibilità presso tutti gli attori in campo. Presupposti di una seria opera di riforme, di cui quella del sistema giudiziario è solo un mattone. Una faccenda seria. Ben altro rispetto al servire un minestrone bollente dove si mescolano iniziative partitiche, magistrati di mitologica gloria e giustizialismo un tanto al chilo dal sapore internettiano.
Davigo si scopre grillino e va in piazza
Ex pm di Mani Pulite e ora giudice di Cassazione alla manifestazione «La Notte dell’Onestà». È l’ennesimo magistrato che si avvicina alla politica. Quella dei giustizialisti
