Politica

Brogli e regole non rispettate Al Pd le primarie non piacciono più

Democratici spaccati e veleni, così uno strumento di democrazia è diventato un problema da risolvere

È un rapporto storicamente tormentato quello tra il Pd e le primarie. Le ultime, in Liguria, per la candidatura alle regionali, sono costate l’addio di Sergio Cofferati, uno dei fondatori del Pd, e hanno rilanciato ancora una volta lo spettro della scissione a sinistra. Durissime le parole dell’ex segretario nazionale della Cgil, sconfitto dalla renziana Paita, che ha denunciato gravi brogli: «Il voto è stato inquinato come ha dimostrato il collegio dei garanti, ma quel che è più grave è che il centrodestra sia intervenuto per proporre un modello politico. Il silenzio del mio partito è inaccettabile, anzi il Pd ha parlato perché il ministro Roberta Pinotti è venuta a Genova a sostenere Paita e a teorizzare l’opportunità di fare nascere qui un governo con il centrodestra». Una scissione, la prima dell'era Renzi, che conferma un dato: le primarie sono un importante strumento di democrazia interna, ma rimangono permeabili a inquinamenti e pasticci. Soprattutto se il partito è diviso in correnti e gruppi di potere, le primarie possono diventare l’occasione per una lotta senza esclusione di colpi, facilitata dall’assenza di un elenco di chi ha diritto a votare. Le polemiche, infatti, ci sono sempre state, soprattutto quando in ballo c’è la poltrona di sindaco di una grande città. Nel 2013 a Roma, vinse nettamente Ignazio Marino (contro Paolo Gentiloni e David Sassoli) ma non passò inosservata la frase su facebook di Cristiana Alicata, membro della direzione regionale del Pd Lazio: «Le solite incredibili file di Rom che quando ci sono le primarie si scoprono appassionatissimi di politica», con tanto di successiva spiegazione: «Scambiare per razzismo denunciare strani movimenti in alcuni seggi, oltre tutto noti a tutti, è ipocrita. La democrazia viene umiliata e offesa dal voto di scambio e la colpa è di chi lo denuncia, non di chi lo fa, noi sappiamo come vanno queste cose, ma se avessi le prove, ovviamente, andrei alla magistratura». Strani movimenti sottolineati, in una nota, anche dal portavoce del comitato «Gentiloni per Roma»: «Stanno arrivando al comitato numerosissime telefonate e segnalazioni di irregolarità e disservizi nei seggi elettorali. Invito tutti a vigilare affinché il voto si svolga in maniera regolare. Sarebbe davvero grave se una giornata di democrazia come quella di oggi venisse funestata da vicende poco chiare». Molto peggiò andò a Napoli nel 2011, quando l’ex assessore regionale bassoliniano Andrea Cozzolino ottenne l’investitura di candidato a sindaco di Napoli, poi cancellata per via delle polemiche sull’affluenza di tantissimi cinesi e per le denunce di trucchi nei seggi avanzate dal rivale Umberto Ranieri. Rimanendo in Campania, lo scorso febbraio, il candidato Guglielmo Vaccaro, deputato ed ex consigliere regionale, occupò la sede del Pd di Salerno per denunciare brogli: «Rappresentanti di lista cacciati dai seggi, energumeni che fanno la selezione all'ingresso, schede già votate nelle urne. Questo accade nella bella e civile Salerno a opera di un manipolo di manigoldi che stanno rovinando le primarie». A Milano, invece, nel 2010 il presidente del comitato organizzatore Costanzo Ariazzi si dimisse dal suo ruolo in seguito alle affermazioni di uno dei quattro candidati, Valerio Onida: «Il Pd usa tutta la sua forza organizzativa solo per Boeri. Le primarie sono snaturate, diventano una competizione tra i partiti, a questo punto cosa ci sta a fare un candidato senza partito come me?». Polemiche per le primarie del Pd ci sono state persino a Trento, dove in molti videro file di pachistani in coda per votare, mentre nel 2009 ad essere chiamato in causa fu il Presidente del Consiglio. «Se Renzi è riuscito a sbaragliare gli avversari e a vincere le primarie, lo deve al centrodestra di Firenze che gli ha portato un bel contributo», la stoccata di Mario Valducci (responsabile degli enti locali per Forza Italia). Elezioni comunali che poi il premier vinse contro l’ex portiere della Fiorentina Giovanni Galli, da molti considerato un «regalino» del coordinatore nazionale di Fi, all’epoca il toscano Denis Verdini.

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