Politica

Soldi a Renzi, un investimento sicuro

«Pagina 99» ha controllato quanto hanno guadagnato le aziende che hanno sostenuto la fondazione Open. Chi ha finanziato il premier ha «vinto» in Borsa sette volte di più o ha avuto incarichi

Se investi su Matteo Renzi, sicuramente ci guadagni. In Borsa o nella carriera. È il risultato di un’inchiesta che ha pubblicato il giornale Pagina 99. Un’inchiesta meticolosa che è partita dai finanziatori della Fondazione Open, il primo istituto che volle l’attuale premier per lanciare la sua lunga corsa. Dei 103 nomi di coloro che hanno staccato un assegno per sostenere il futuro segretario del Pd ben 57 erano imprese e otto di queste quotate in Borsa a Milano, Londra o New York. Ebbene, queste hanno guadagnato ben sei volte in più delle 50 aziende a maggiore capitalizzazione appartenenti al Ftse-Mib e sette volte di più di quelle delle altre aziende quotati a piazza Affari, calcola Pagina 99. Delle otto quotate finanziatrici di Renzi, cinque sono presenti alla Borsa di Milano.e sono «Acea (controllata da Ondeo Italia spa, la cui affiliata Intesa Aretina Scarl ha dato alla Fondazione Open 15mila euro), Terna (nel cui comitato di vigilanza siede uno degli uomini più vicini a Renzi, Alberto Bianchi, finanziatore per oltre 30mila euro), Sias (che costituisce il settore autostradale del Gruppo Gavio, finanziatrice di Renzi con 25mila euro della sua Sinelec Spa), Intesa san Paolo (nel cui consiglio di vigilanza siede Jacopo MAzzei, uomo molto vicino a Renzi che ha dato 10mila euro alla fondazione e che da presidente dell’ente Cassa di Risparmio di Firenze è azionista di Intesa, sedendo nel suo consiglio anche insieme a Francesco Bianchi, fratello di Alberto) e Intek (il cui presidente è Vincenzo Manes è il terzo più generoso con 62mila euro). E veniamo alle persone. Per il periodico economico quasi due terzi dei finanziatori individuali, la maggior parte in Parlamento con le elezioni 2013. Poi l’elenco si sposta sulle nomine nelle partecipate nel maggio scorso. Si comincia con Alberto Bianchi, presidente della Open (ma di tasca sua donò 30mila euro), e oggi nel cda Enel, Fabrizio Landi (10mila euro, cda di Finmeccanica) e Antonio Campo dell’Orto (250 euro, cda Poste). Al governo invece Maria Elena Boschi Ivan Scalfarotto, Davide Faraone. A cui andrebbero aggiunti anche Erasmo D’Angelis (a palazzo Chigi capo struttura per il dissesto idrogeologico) e Gabriele De Giorgio (segreteria ministro dell’Interno). Colpisce anche un altro dato. Ovvero che nessuno di quelli citati aveva mai avuto incarichi o ruoli politici a livello nazionale, mentre quasi la metà aveva avuto esperienze nella politica locale. C’è infine anche un latro dato significativo e riguarda l’età dei finanziatori di Matteo Renzi, piuttosto bassa rispetto alle soglie a cui ci ha abituato la politica: si concentra tra i 40 e i 50 anni. In gran parte di tratta di profesionisti o impegnati nell’immobiliare, mentre spiccano gli avvocati che rappresentano circa un terzo del totale, e sopravanzano anche i dipenti pubblici, specialmente coloro che hanno incarichi dirigenziali. Anche da questa radiografia si comprende quanto è cambiata la sinistra. E soprattutto quanto è convenuto fare un investimento su Renzi.

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