Politica

Matteo e Silvio, trattative per recuperare i ribelli

Non vogliono «sorprese» nel voto per il Quirinale L’elezione serve anche a ribadire la forza del «patto»

I numeri, per eleggere il prossimo presidente della Repubblica già al primo turno, ci sarebbero. Perché sommando i parlamentari del Pd e gli alleati di Renzi, quelli di Forza Italia e i partiti «satelliti» di Berlusconi, più l’area dei centristi – insomma un patto del Nazareno allargato – si arriva a 756 grandi elettori. E la maggioranza qualificata dei due terzi dell’assemblea, necessaria nelle prime tre votazioni, è di 672 voti. Ma questa «vasta coalizione» c’è solo sulla carta visto che sia all’interno di FI sia dentro il partito Democratico l’ala dei ribelli farà di tutto per sabotare un possibile accordo. Il motivo è semplice: se andasse in porto significherebbe riconoscere a Renzi e a Berlusconi la forza di avere imposto il loro patto a tutti e nonostante tutti. Ecco perché le monoranze dei due partiti – che alla fine potrebbero contare complessivamente su poco meno di un centinaio di voti – faranno di tutto per far saltare il patto. Ed ecco perché sia il premier sia il leader di Forza Italia stanno facendo di tutto, invece, per arrivare a un accordo con i ribelli. Magari cedendo qualcosa sui temi più caldi, come la legge elettorale. Berlusconi mercoledì sera ha incontrato i senatori del partito e ha dovuto assistere a un duro scontro fra il capogruppo alla Camera Renato Brunetta e Denis Verdini. A far scoppiare la miccia sarebbe stata la richiesta della senatrice Bonfrisco per modificare l'atteggiamento di Forza Italia sul premio alla lista e sulla soglia al 3%. L’ex Cavaliere avrebbe però spiegato che nel caso la norma passasse FI non potrebbe votare l'Italicum in quanto in questo momento nessun partito è in grado da solo di competere con il Pd. Denis Verdini, invece, è stato più duro, ribadendo che la legge elettorale va votata perché c’è un accordo con i Democratici e soprattutto perché è il prezzo da pagare per essere co-protagonisti della partita del Quirinale. E a quel punto sarebbero volate parole grosse. Così ieri mattina Berlusconi ha avuto un altro faccia a faccia con Fitto per ricompattare il partito. Mentre da parte sua Renzi oggi riunisce la direzione del partito proprio per trovare una soluzione alle faide interne. Per eleggere il Capo dello Stato votano 1.009 persone che vengono definite «grandi elettori». Il numero più alto è del Pd: 446, più i 28 del raggruppamento satellite Autonomie-Psi-Pli. Il secondo gruppo per quantità è quello di Forza Italia con 143 voti a disposizione, più i 15 del Gal che nacquero proprio da una costola berlusconiana a inizio legislatura. Ne avrebbe 143 anche il Movimento Cinque Stelle, ma c'è chi parla di possibili nuove defezioni entro la data decisiva del 29 gennaio. Già oggi gli ex M5S arruolabili per le manovre in atto attorno al Quirinale sono 17. Alfano può contare su 63 grandi elettori targati Ncd, con l'area centrista che ha anche 33 voti targati Scelta civica e 28 di Per l'Italia-Udc. Chiudono il conteggio 39 grandi elettori leghisti, 34 di Sel e 9 di Fratelli d'Italia, più 11 «indipendenti» (senatori a vita più qualche apolide).

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