AAA cercasi maggiorenni e pensionati. Ma vanno bene anche i “volontari per un giorno”: 130 posti ogni lunedì. Per tutti si assicurano: corso di formazione, kit con la divisa, trasporto pubblico, pasto giornaliero e copertura assicurativa. Per chi completa il primo periodo di servizio fino alla fine, poi, in regalo un tablet “per continuare a rimanere nel network e in contatto con i nuovi amici”. È questo il quadro che vede protagonisti coloro i quali saliranno a bordo dell’Expo 2015: già pronte 10mila divise da suddividere fra progetti dall’accoglienza all’orientamento, dal supporto dei visitatori stranieri fino al coinvolgimento delle scuole. La formula più comune sarà il “periodo breve”, che coinvolgerà almeno 7.500 persone per due settimane. Ma ci sarà anche il “periodo lungo”: in questo caso entrano in gioco i programmi specifici del Servizio civile nazionale e di Dote Comune Expo (con Anci Lombardia), con sei mesi di full immersion, cinque giorni alla settimana. Anche le scuole saranno coinvolte attraverso l’Ufficio scolastico regionale: 2500 studenti aiuteranno altri compagni in gita. A dire il vero, la caccia a chi accoglierà il mondo a Rho-Pero è partita da qualche mese. La promessa è ardua: “ascoltare più di 50 lingue ogni giorno ed essere presente in 140 Paesi contemporaneamente”, assicurano gli organizzatori. Così Ascom Formazione, ad esempio, ha intensificato i corsi di lingua, proponendo dal cinese all’arabo, al russo, con una novità per l’inglese: “Cooking in English” che abbina curiosamente l’esecuzione di ricette da chef a terminologie fondamentali in ogni raduno dai tratti internazionali. Piatto forte dell’offerta formativa resta la proposta “esperienziale” studiata sartorialmente, su misura, come fosse una seconda pelle da calzare per ogni esigenza aziendale che mira a costruire gruppi di lavoro efficaci: si va dal collaudato “Cooking Team Building” al “Fai volare il tuo team” che usa fuor di metafora l’aliante, a “Scrum: l’importanza delle relazioni nell’organizzazione aziendale” che utilizza il rugby, fino ad approdare a “Surprising: la meraviglia della comunicazione non convenzionale” con il prestigiatore Aurelio Paviato. Il tutto, tradotto in ore di formazione e docenti, offre possibilità di lavoro. Ma la differenza la sta facendo la città di Rovereto (Trento), dove si fa largo la figura dell’Educatore professionale, con il corso di laurea (interateneo Università di Trento/Università di Ferrara dal 2006), “Explorans” che si presenta come il primo sito dedicato alla ricerca accademica in Educazione professionale socio sanitaria, e il (primo) convegno “Social Health Education and Training” il 30 e 31 gennaio sempre a Rovereto (presso palazzo Istruzione, sede del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’Università, in corso Bettini, 84). Dario Fortin, responsabile scientifico del progetto di ricerca-azione MAppES (Metodologie di Apprendimento Esperienziale per l'Educazione Professionale) e docente del corso di laurea in Educazione professionale, spiega: “In Italia siamo ancora in una fase iniziale rispetto ad altri Paesi. Oggi sono soltanto 13 i corsi di laurea attivati dalle Università italiane per i giovani che vogliano diventare Educatore professionale (Social Health Educator). Finora abbiamo avuto 227 laureati e il mercato del lavoro li ha assorbiti al 90% in strutture pubbliche o del privato sociale convenzionate con la Provincia autonoma di Trento nelle aree della disabilità, salute mentale, minori, dipendenze, anziani, emarginazione giovanile e adulta, promozione della salute e del welfare territoriale”.
Lingue e accoglienza, benvenuti a Expo2015
Cercansi 10mila volontari per l’evento di Milano sull’alimentazione nel mondo È nata a Rovereto (primi 227 laureati) la figura dell’Educatore professionale
