Antonio Polito, editorialista del Corriere della Sera, promuove il «novennato» di Napolitano, prevede un’elezione rapida del suo successore e individua in Veltroni uno dei favoriti nella corsa per il Quirinale. Come giudica questi 9 anni di Napolitano? «Sono stati anni molto difficili che hanno messo alla prova il Capo dello Stato come mai era accaduto prima. Nel 2011 abbiamo sfiorato il collasso finanziario e istituzionale, ma ne siamo usciti con la testa sul collo. Se oggi c’è la speranza delle riforme è merito di Napolitano, il suo interventismo è stato necessario». Questo interventismo gli viene rinfacciato da molti... «La sua preoccupazione è stata quella della stabilità e si è sempre mosso per evitare il voto anticipato. Sono state scelte che ha pubblicamente motivato. L’accusa riguarda principalmente gli ultimi tre governi, ma ricordo che due di questi sono nati con il sostengo del Pd e del centrodestra, mentre quello attuale è sostenuto in maniera indiretta da Berlusconi. Si è trattato, quindi, di operazioni appoggiate da gran parte del Parlamento e non di imposizioni subite dai partiti. Alcune scelte sicuramente sono state discutibili, come quella di Monti, ma non si può dire che le abbia prese per favorire qualcuno. Ha deciso in nome della stabilità». Eppure i risultati degli ultimi tre governi, a livello economico, non sembrano avergli hanno dato ragione. «Dobbiamo distinguere tra crisi economica, che è lunghissima e siamo l’unico Paese che non riesce a uscirne, e crisi finanziaria. Oggi i nostri titoli non sono più carta straccia e la crisi finanziaria è stata superata anche grazie alle scelte di Napolitano. Per quanto riguarda i risultati economici, quelli dipendono dal governo». È stato un errore accettare di rimanere al Quirinale? «A livello di prestigio personale sì, ma gli statisti, a differenza dei politici, devono offrirsi, quasi immolarsi, per le istituzioni e lui lo ha fatto. Sono stati due anni micidiali e Napolitano ha sofferto molto questo cambiamento nel rapporto con il Paese. Due anni fa sarebbe uscito tra gli applausi di tutti, anche Berlusconi fu tra quelli che chiesero la sua rielezione. Perfino Grillo, dopo un colloquio, ebbe qualche battuta positiva nei suoi confronti». Si è aperta la corsa per il successore. Si aspetta un’ampia convergenza o prevede una dura battaglia in Parlamento? «L’operazione non dovrebbe essere così difficile, al quarto, quinto scrutinio si dovrebbe chiudere. Condivido l’ottimismo di Renzi, ben diversa era la situazione di Bersani che non aveva una maggioranza di governo. Renzi si può eleggere da solo il Capo dello Stato, in più c’è il Patto del Nazareno». Reggerà anche per il Quirinale? «Certo, è stato fatto per quello. Renzi ha avuto la capacità e l’intelligenza di sfruttare il bisogno di Berlusconi di rientrare nel gioco politico. Il contenuto completo del Patto del Nazareno lo scopriremo più avanti». Si parla molto di Veltroni. Candidatura credibile? «Credo di sì, dentro al Pd c’è tanta gente che lo odia però è difficile dire: non è dei nostri. Veltroni non è mai stato un antiberlusconiano di ferro, nel 2008 in campagna elettorale non lo nominò mai e subito dopo le elezioni lo volle incontrare. Berlusconi non lo vedrebbe come un nemico giurato. Il vero problema di Veltroni è se Renzi vuole mettersi al Quirinale una figura di questo tipo. Il premier vorrebbe un Capo dello Stato più malleabile». Di che tipo di figura avrebbe bisogno l’Italia? «Di una figura molto nota e rispettata all’estero che abbia frequentato il mondo, tipo Draghi, Prodi, Visco. Non credo all’ipotesi di un grigio notaio delle istituzioni, gli italiani vogliono un presidente interventista».
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