Politica

Le pressioni su Fini e i contatti con Monti

Quell’ombra del Colle sulla caduta di Silvio

A scorrere la lunga lista degli scontri tra il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e l’universo del centrodestra, a posteriori appare incredibile la scelta dell’allora Pdl, nell’aprile del 2013, di votare a favore del secondo mandato del Presidente. Una scelta di responsabilità, la definì allora Berlusconi. Una scelta di cui, però, ben presto il leader azzurro fu costretto a pentirsi, come ammesso più volte pubblicamente. Perché Napolitano è sì colui che pretese le larghe intese all’indomani delle ultime elezioni Politiche. Ma è anche l’uomo che, due anni prima, aveva progettato il governo Monti ben prima che l’allora inquilino di Palazzo Chigi Silvio Berlusconi rassegnasse le proprie dimissioni. Prima ancora dello scalpore provocato dal libro di Alan Friedman «Ammazziamo il gattopardo», i rapporti tra il Pdl e l’ex leader dei miglioristi del Pci erano stati già piuttosto burrascosi. Già all’inizio del primo mandato, con la difesa a spada tratta dei senatori a vita che permettevano la sopravvivenza del secondo governo Prodi, Napolitano si era alienato le simpatie conservatrici. Una situazione di cui ha fatto recentemente le spese Francesco Storace, condannato per vilipendio al Capo dello Stato proprio per le polemiche che seguirono quella vicenda. Un altro momento di grande tensione si verificò quando Napolitano, nell’inverno del 2009, rifiutò di firmare il decreto del governo Berlusconi che avrebbe impedito lo stop all’alimentazione forzata di Eluana Englaro. Per terminare con gli attriti sorti in seguito all’esplicito no pronunciato dal Presidente rispetto a qualsiasi ipotesi di grazia per Silvio Berlusconi dopo la condanna per frode fiscale. Ma il gelo vero e proprio è calato nel 2014, quando una serie di testimonianze autorevoli hanno gettato un velo inquietante sugli atti che portarono alla nascita del governo Monti. La prima denuncia in tal senso fu raccolta proprio da Il Tempo. L’ex finiano Amedeo Laboccetta, infatti, raccontò al nostro giornale di alcune confidenze fattegli da Fini nel corso del 2010, prima dello strappo che diede vita a Fli. L’ex presidente della Camera, raccontò Laboccetta, gli avrebbe svelato che il tentativo di far cadere il governo Berlusconi, fallito il 14 dicembre del 2010, sarebbe stato concordato proprio con Napolitano. Parole, quelle dell’attuale vicecoordinatore forzista in Campania, alle quali tuttora non è stata opposta alcuna smentita. Il tentativo sarebbe stato poi ripetuto, con successo, nel corso del 2011, l’anno dello «spread». Nel suo libro, Friedman racconta - attraverso interviste a Prodi, De Bemedetti e allo stesso Monti, come la disponibilità del prof bocconiano a insediarsi a Palazzo Chigi fosse stata sondata dal Colle già nell’estate. Ben prima, quindi, che Berlusconi si facesse da parte a causa dell’assottigliarsi della sua maggioranza. Nel frattempo, una serie di altre testimonianze internazionali (dal libro Stress Test di Timothy Geithner a quello di Josè Luis Zapatero El dilema) hanno aggiunto ulteriori aspetti controversi alla vicenda, raccontando di una regia europea dietro il tentativo, andato a segno, di «liberarsi» di Berlusconi, che all’epoca era uno degli esponenti continentali più critici nei confronti della politica rigorista impostata da Francia e Germania e dai loro presidenti Sarkozy e Merkel. Un «complotto» vero e proprio, hanno accusato da Forza Italia. Del quale Napolitano, sostengono gli azzurri, se non proprio ideatore fu certamente uno degli esecutori.

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