Politica

Berlusconi: «Basta presidenti di sinistra»

Il leader di FI avvisa Renzi: «Personalità super partes, non come gli ultimi tre» Poi garantisce fedeltà al Patto. E dona 20mila euro a un’anziana in difficoltà LEGGI ANCHE  Le pressioni su Fini e i contatti con Monti

«Senza il nostro sì, il prossimo Capo dello Stato non passerà». Sta tutta nei numeri la serenità di Silvio Berlusconi, espressa ai senatori di Forza Italia ricevuti ieri sera a Palazzo Grazioli. L’ex Cavaliere è convinto che Renzi non potrà fare a meno del soccorso azzurro se davvero vorrà sbrigare la pratica del Quirinale in pochi giorni, «entro le prime 4-5 votazioni» come va ripetendo il premier. Anche perché tra i banchi della minoranza Pd, non appena la lettera di dimissioni di Napolitano era stata firmata, già erano partite le prime fibrillazioni. Così Berlusconi spera di contare su una golden share che gli è garantita da una pattuglia parlamentare che è costituita da 130 unità tra Camera e Senato, alla quale però vanno aggiunti almeno una ventina di delegati regionali e i 15 membri di Gal al Senato. Tra i quali i Popolari per l’Italia di Mario Mauro, non a caso fatti aggregare alla riunione di Palazzo Grazioli. In tutto fanno oltre 160 grandi elettori che il leader di FI - «fittiani» permettendo - conta di giostrare al meglio in una partita delicatissima. La prima mossa è arrivata ieri, quando Berlusconi ha partecipato all’evento romano «Sì amo l’Italia» e ha posto i primi veti sulla strada che porta al Quirinale. «Napolitano - ha detto - non sia il seguito dei tre ultimi presidenti della Repubblica di sinistra, che ci hanno portato in una condizione di non democrazia». «Noi vogliamo un nuovo Capo dello Stato garante di tutti - ha continuato - la sinistra ha il presidente della Camera, quello del Senato, quello del Consiglio e anche il presidente della Corte Costituzionale... mi sembra quindi giusta, logica e democratica la nostra richiesta». «Saremo lieti di sostenere il nome proposto da Renzi - ha detto ancora - purché ci sia la garanzia di un candidato superpartes». Il segnale è chiaro: il Patto del Nazareno non vacilla, ma Berlusconi non è disposto a tutto pur di tenerlo in piedi. Non è disposto, in particolare, a votare un nome apertamente ostile. Il pensiero corre subito a Romano Prodi, lo stesso nome che nel pomeriggio svariati esponenti, da Maurizio Gasparri a Nitto Palma, si affrettano a escludere dal novero dei «papabili». «Non lo voterei neanche se me lo chiedesse Berlusconi» ha chiosato Gasparri. Il tentativo è chiaro: quello di tenere ben salde le proprie truppe. Anche perché i malumori dell’ala del partito più vicina a Raffaele Fitto non sono certo scomparsi. C’è chi li esprime in maniera più pacata, come Daniele Capezzone che contesta «l’appoggio alle riforme di Renzi». E chi in maniera più vulcanica, come Maurizio Bianconi che si lascia andare a uno sfogo in Aula invocando una «commissione d’inchiesta sul Patto del Nazareno» e apostrofando come «stronzi» i colleghi di partito che lo attaccano. Nulla, in ogni caso, rispetto a quello che potrebbe succedere quando in Aula cominceranno i temutissimi voti segreti. Non a caso già oggi l’ex premier potrebbe incontrare Raffaele Fitto per cercare di tenere a bada la «fronda». Per il resto, nella manifestazione al Divino Amore, davanti a oltre tremila militanti, Berlusconi si è lasciato andare a uno show simile a quelli del passato. Ha criticato la politica economica del governo e dell’Europa a ha garantito a tutti che da marzo, quando recupererà l’agibilità politica, si impegnerà a fondo per il rilancio del partito. E ha lanciato una sottoscrizione per un’anziana signora indigente di 89 anni alla quale è stato staccato il riscaldamento da poco, perchè non è in grado di pagare le bollette. Lo stesso Berlusconi ha avviato la sottoscrizione donando in prima persona ventimila euro e strappando l’applauso dei presenti.

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