N ella quale io entravo per la prima volta da deputato, quando iniziò la tempesta giudiziaria, un indegno furore contro la politica e la libertà in nome di una finta onestà, rappresentata da uomini che avrebbero, attraverso l’azione giudiziaria, accumulato ricchezze imparagonabili con quelle degli inquisiti. Ho già fatto e non voglio fare ancora nomi, ma quella rivoluzione fu una tragedia che col pretesto di punire i corrotti, di fatto cancellò i partiti come famiglie di appartenenza. Ai tempi di Napolitano, e anche ai miei, prevaleva l’essere sullo stare. Con la tempesta giudiziaria e la riforma elettorale, il cosiddetto maggioritario, si stabilì una finzione chiamata bipolarismo, con la quale si era o di qua o di là, pro o contro Berlusconi. Perché, di fatto, il bipolarismo era nato intorno a lui e per conseguenza della sua scelta politica. Si entrò così nella fase dello stare e non dell’essere. E oggi, mentre Napolitano si allontana dal Quirinale dopo aver subito l’insulto di un’aggressione giudiziaria che è arrivata inutilmente e con inutile dispendio di parole e di danari fino al Quirinale, sembra chiamato ancora a rispondere ai deliri di una persona che, sul sangue di suo fratello, insulta la Nazione col presidente della Repubblica, considerandolo il «garante della trattativa Stato-mafia». Allora come oggi Napolitano credeva nel primato della politica, la politica ha fatto di tutto per perdere questo primato e Napolitano è rimasto solo in un deserto di insensatezza. Onore a lui.
Paladino della politica
Nella quale io entravo per la prima volta da deputato, quando iniziò la tempesta giudiziaria, un indegno furore contro la politica e la libertà in nome di una finta onestà, rappresentata da uomini...