Il regno di Re Giorgio si chiude oggi, dopo oltre tremila giorni da presidente della Repubblica. Un record per la storia italiana, frutto dell’inedito secondo mandato consegnatogli dal Parlamento meno di due anni fa. Nella storia della presidenza di Napolitano tutto è stato fuori dal comune, sopra le righe, compresa l’interpretazione di un ruolo in chiave molto più interventista rispetto ai suoi predecessori, probabilmente anche a causa di una politica in crisi e avvitata su se stessa. Ma l’addio del quasi 90enne inquilino del Colle andrà in controtendenza. Giorgio Napolitano non pronuncerà alcun discorso per accomiatarsi, come invece fece nel 1992. E così, le parole che passeranno ai posteri come le ultime pronunciate da Capo dello Stato potrebbero essere quelle sussurrate a un bambino che ieri, in piazza del Quirinale, gli ha chiesto se fosse contento di tornare a casa. «E certo che sono contento di tornare a casa. Qui si sta bene, è tutto molto bello ma si sta troppo chiusi, si esce poco. È un po’ come una prigione». Una «prigione» dalla quale l’ex leader dell’area migliorista del Pci ha tessuto la tela della politica italiana degli ultimi 9 anni. Da Prodi a Berlusconi, da Monti a Enrico Letta per arrivare fino a Matteo Renzi: tanti sono stati i leader passati da Palazzo Chigi sotto la sua presidenza. Ma l’obiettivo tanto agognato, quello di lasciare in eredità al Paese quel pacchetto di riforme necessario al rilancio, è rimasto lettera morta. Ieri il presidente ha salutato i corazzieri e i dipendenti del Quirinale. Negli stessi momenti, da Strasburgo il premier Matteo Renzi gli tributava tutti gli onori: «È stato e ha rappresentato anche in questi sei mesi la guida per il nostro Paese - ha detto il presidente del Consiglio, intervenendo in Aula per la chiusura ufficiale del semestre di presidenza italiana del Consiglio Ue - e vorrei che oggi il Parlamento europeo portasse il proprio saluto al presidente Napolitano, convinto europeista che proprio in queste ore lascerà il proprio incarico, avendo compiuto un lungo percorso di cambiamento e avendo affrontato le difficoltà in Italia con la saggezza e l'intelligenza che molti di voi hanno riconosciuto lavorandoci a fianco anche in quest’Aula negli anni passati». Oggi, di buon mattino, vergherà le quattro lettere che chiuderanno ufficialmente la sua presidenza. La prima, sarà quella con la quale saranno rassegnate le dimissioni vere e proprie. Che poi sarà allegata alle altre tre, indirizzate rispettivamente al presidente del Senato Pietro Grasso, alla presidente della Camera Laura Boldrini e al premier Matteo Renzi. A consegnarle personalmente sarà il fido segretario Donato Marra. Tutta la procedura dovrebbe concludersi già prima di mezzogiorno. Da quel momento sarà Pietro Grasso a esercitare, da Palazzo Giustiniani, le funzioni di supplenza. Il primo magistrato a capo della Repubblica italiana. Per solo una ventina di giorni, con ogni probabilità, anche se c’è chi non esclude che proprio l’ex procuratore nazionale antimafia possa essere uno dei nomi spendibili per la successione vera e propria. A Laura Boldrini, invece, spetterà il compito di convocare entro quindici giorni le Camere in sessione riunita per avviare le votazioni e la scelta del successore. Napolitano, invece, farà ritorno nella sua casa nel cuore del rione Monti, al civico 14 di vicolo dei Serpenti. Meno di 400 metri dal Quirinale, poco più di quattro minuti a piedi a passo svelto. Ad anticipare il rientro nella casa lasciata quasi dieci anni fa i «sopralluoghi effettuati negli ultimi giorni dalla moglie Clio, che anche ieri è stata vista nel quartiere per far «arieggiare» l’appartamento e assicurarsi che sia tutto a posto. Lo stesso rione Monti si prepara a riaccogliere il celebre abitante. Sabato si terrà una festa nella piazzetta principale. Piero Stecchiotti, macellaio di via Panisperna, all’AdnKronos ha svelato i dettagli della festa: «Sarà una cosa simpatica in piazzetta. Ci sarà un menu soft, stuzzichini, del pollo un po’ piccante, una grande dolce con il Colosseo o la scritta "bentornato Presidente", poi vediamo». Ma come si comporterà Giorgio Napolitano nella sua nuova veste di presidente «emerito». Certamente non farà da spettatore, così come Papa Benedetto XVI. Anzi, da senatore a vita continuerà a esercitare il suo ruolo politico e - specie se il successore dovesse essere una personalità di profilo non altissimo (come sembrerebbe desiderare Renzi) - la sua influenza sul Parlamento. In particolare sul suo partito di provenienza, il Pd. Proprio tra i democratici, sono in tanti a interrogarsi sulla scelta che Giorgio Napolitano farà al momento di tornare a Palazzo Madama. Si iscriverà al Gruppo Misto, come fece a suo tempo Ciampi e come si vociferà insistentemente? O si aggregherà alle pattuglie renziane? Come che sia, Napolitano sarà uno dei pochissimi «leader» politici a partecipare da vicino all’iter delle riforme e all’elezione del suo successore. In un Parlamento nel quale non siedono né Matteo Renzi né Silvio Berlusconi, né Matteo Salvini né Beppe Grillo, sarà inevitabile andare a scrutare di volta in volta quali saranno i voti dell’ex Re Giorgio. Questo è l’immediato futuro. Il presente sono le poche frasi consegnate ai giornalisti che, al ritorno al Quirinale dopo il saluto ai Corazzieri, hanno provato a strappargli qualche dichiarazione. «Al mio Paese auguro che sia unito e sereno» ha detto. «Anche perché - ha continuato - viviamo in un mondo molto difficile. Abbiamo visto nei giorni scorsi cosa è successo in un Paese vicino e amico come la Francia. Siamo molto incoraggiati dalla straordinaria manifestazione di Parigi però, insomma, sempre essendo attenti a stare in guardia e a non fare allarmismo, dobbiamo essere molto consapevoli della necessità, pur nella libertà di discussione politica e di dialettica parlamentare, della necessità di un Paese che sappia ritrovare, di fronte alle questioni decisive e nei momenti più critici, la sua fondamentale unità». Uno dei simboli di quell’unità, la presidenza della Repubblica, da oggi è nuovamente vacante. E proprio nel modo in cui si individuerà il prossimo Capo dello Stato si potrà intravedere se il Paese è ancora in grado di compattarsi nei momenti più complicati.
Napolitano: «Io torno a casa. Voi restate uniti»
Oggi si dimette da presidente della Repubblica e lascia il Quirinale Sarà senatore a vita e si iscriverà al Gruppo misto. La reggenza all’ex pm Grasso LEGGI ANCHE Per il gossip era figlio di re Umberto Nella realtà ha restaurato la monarchia
