L’onore delle armi per l’azione del governo in Europa, a Renzi, alle fine va concesso. La flessibilità nell’interpretazione del Patto di Stabilità, che renderà più agevoli gli investimenti in infrastrutture anche a quei Paesi come l’Italia che viaggiano con la barra del deficit sempre attorno al 3% del Prodotto interno lordo, è stata finalmente concessa da Bruxelles. Che alla fine per dare un colpo al cerchio e uno alla botte ha sfornato il classico eurocompromesso. Ovvero le regole e i parametri non cambiano, ma il documento sulla flessibilità, uscito ieri dalla Commissione, rende più agevole il rispetto, per i paesi che non lo superano, il 3% del rapporto deficit/Pil. La comunicazione infatti «rafforza il legame fra riforme strutturali, investimenti e responsabilità sui conti pubblici per sostenere crescita e occupazione». Questo significa che d’ora in poi nella valutazione dei conti pubblici nazionali Bruxelles terrà conto dell'impatto positivo delle riforme strutturali, che almeno nelle fasi iniziali possono comportare costi aggiuntivi, e per i paesi al di sotto del 3%, potrà anche decidere di concedere deviazioni temporanee dagli obiettivi di medio termine fino allo 0,5% del rapporto deficit/Pil. Insomma viene concessa un po’ di manica larga a patto avanti le riforme strutturali, cioè non lasciarle al rango di solo annunci e si consente anche di fare un po’ di debito in più se necessario. Quanto allo scorporo degli investimenti, cioè la possibilità che le risorse per investimenti in conto capitale non siano conteggiate nel 3%, questo non riguarderà solo i contributi nazionali al nuovo fondo strategico previsto dal piano Juncker, ma anche i cofinanziamenti per l’utilizzo dei fondi strutturali Ue e quelli per la realizzazione di infrastrutture e progetti che rientrano nei progetti europei. Perché questa facoltà sia attivatae, i paesi dovranno avere un andamento negativo del Pil, oppure un «output gap» di almeno l’1,5% del Pil, ma anche rispettare comunque il vincolo del 3% fra deficit e Pil nelle altre voci di spesa pubblica. Una battuta quella sul risparmio che ha però scatenato il dibattito sui social network non privo di critiche per l’affermazione. Infine, anche l’andamento del ciclo economico sarà tenuto in considerazione nella valutazione dei conti pubblici nazionale e i Paesi dovranno fare aggiustamenti maggiori nei periodi di congiuntura economica positiva e potranno farne di meno in quelli negativi. Una vittoria per Renzi che ha detto che «l’Italia è terza come debito pubblico ma ha anche il più grande risparmio privato d’occidente, direi del mondo». Ed è partendo da questo dato che il premier si è dichiarato «molto ottimista» se si vince «la sfida culturale» per «ritornare a un grado di fiducia» che il Paese merita». Per il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan: «Il semestre di presidenza italiana della Ue si chiude con risultato di grande rilievo: la Commissione europea, nella sua comunicazione, riconosce un approccio più flessibile nell'interpretazione delle regole di bilancio, che fino a sei mesi fa non era preso in considerazione. Ora gli Stati membri - ha commentato in una nota il ministro - avranno maggiori possibilità, nel rispetto del Patto di stabilità e crescita, di effettuare investimenti indispensabili per promuovere il rilancio dell’economia e creare posti di lavoro. Le nuove indicazioni forniscono inoltre importanti incentivi all'implementazione delle riforme strutturali». «Gli investimenti e le riforme strutturali, che insieme all’integrazione del mercato interno sono state le priorità indicate dal governo italiano come obiettivi del semestre, oggi giocano - ha spiegato il ministro - un ruolo ancora più rilevante nella definizione delle strategie di crescita. In attesa che l’atto di indirizzo della Commissione diventi operativo nelle more delle immancabili specifiche da parte degli uffici tecnici di Bruxelles l’Italia guarda con speranza più a Francoforte che alla capitale europea. Il bazooka di Draghi ovvero l’acquisto di titoli di Stato da parte della Bce è più vicino di quanto si pensi. Ieri il programma Qe (Quantitative easing) è stato sdoganato anche dal falco presidente della Banca d'Austria e membro del Consiglio direttivo Bce, Ewald Nowotny che ha sposato la tesi di Draghi: «Contro il rischio di deflazione «personalmente ritengo che sarebbe utile» se la Bce arrivasse a una decisione «il prima possibile» per nuove misure.
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Bruxelles concede la flessibilità sul Patto di Stabilità
