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Charlie in edicola con fatwa allegata

Dar al-Ifta, massima autorità religiosa, condanna le nuove vignette Il Gran muftì d’Egitto: «Può provocare una nuova ondata di odio»

Una fatwa scagliata contro la pubblicazione del nuovo numero di Charlie Hebdo. Mentre il settimanale satirico, la cui redazione è stata assaltata dai combattenti islamici che hanno massacrato 12 persone, torna oggi in edicola con Maometto in copertina e una tiratura di 3 milioni di copie, dal Dar al-Ifta, «Casa delle fatwa» egiziana, istituzione che emette pareri religiosi in teoria vincolanti per i musulmani, giunge una sentenza che suona come una minaccia. FATWA ANTISATIRA Se Charlie Hebdo pubblicherà ancora vignette ritenute «offensive» sul profeta, si legge in un comunicato ufficiale, sarà considerata una «provocazione ingiustificata dei sentimenti di un miliardo e mezzo di musulmani nel mondo che nutrono amore e rispetto verso il profeta della misericordia». Parole dure e chiare a cui se ne aggiungono altre ancora più sinistre. Per il Dar al-Ifta, infatti, una scelta del genere «causerebbe una rinnovata ondata di odio nella società francese e occidentale in generale». Dunque, affermano i leader religiosi della Casa delle fatwa, «ciò che fa il giornale non aiuta la convivenza e il dialogo tra civiltà cui si dedicano i musulmani» anzi «approfondisce odio e discriminazione tra musulmani e non musulmani». APPELLO ALLA FRANCIA Nel lanciare la fatwa si è tenuto conto di un dato diffuso nei giorni scorsi, e cioè che dopo l’atto terroristico compiuto dai fratelli Kouachi e Amedy Coulibaly, in Francia, ci sono state almeno 50 azioni contro simboli musulmani: «L’aumento degli attacchi che hanno subìto alcune moschee in seguito all’attentato terroristico - annuncia il Dar al-Ifta - daranno l’opportunità agli estremisti delle due parti di scambiarsi azioni violente le cui amare ripercussioni ricadranno solo su innocenti, turbando la pace sociale». Da qui un appello rivolo «al governo, ai partiti e alle organizzazioni francesi a dichiarare il proprio rifiuto di questo atto razzista da parte di Charlie Hebdo», colpevole, a loro dire, di «suscitare conflitti religiosi e fanatismi confessionali e di approfondire l’odio e accendere lo scontro tra i seguaci delle civiltà e delle religioni». IL LEADER A presiedere il Dar al Ifta è il Gran muftì d’Egitto, Shawki Ibrahim Abdel-Karim Allam, eletto da un comitato di religiosi dell’Università al-Azhar del Cairo, la massima autorità teologica del modo sunnita. Solo pochi mesi fa Allam ha partecipato all’incontro internazionale "La pace è il futuro", organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio. Nel corso dell’evento ha parlato dell’urgenza di una «stretta collaborazione tra le grandi religioni che resista al terrorismo e alla violenza», aggiungendo che «il vero, puro islam vieta la violenza, condanna terrorismo, distruzione e massacri». Ieri la fatwa. PRECEDENTE Poco più di un anno fa sulla Francia si è abbattuta anche un’altra fatwa per la decisione del governo di Parigi di intervenire in Mali contro gli integralisti islamici. Il capo del gruppo jihadista maliano Ansar Dine, il tuareg Iyad Ag Ghali, si fa infatti vivo con un video trasmesso dal canale al-Andalus, considerato molto vicino ad al Qaeda nel Maghreb, per minacciare attacchi contro la Francia, accusata di depredare le ricchezze naturali del Mali, in particolare i suoi giacimenti minerari di oro e uranio. Nel filmato Ghali afferma di volersi «sbarazzare dei crociati, Francia in testa» e poi rivela di aver emesso un «parere religioso» che obbliga a «lottare contro la Francia ed i suoi alleati». E anche se in quell’occasione Ghali non chiarisce in quale modo sarà inferta quella che considera una giusta vendetta, fa però riferimenti a un attacco contro militari francesi nel nord del Mali, con lancio di razzi e attentati suicidi.

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