Matteo Salvini alla conquista di Roma. E di un attestato da leader del centrodestra. Sono passati 15 anni dall’ultima volta che la Lega Nord organizzò una manifestazione di piazza a Roma. Era il 5 dicembre 1999 e il treno che portò i figli del Po’ nella Capitale fu ribattezzato «Nerone», con chiaro riferimento alla leggenda dell’imperatore piromane. Sul palco, un Umberto Bossi ancora in grande forma riempiva di insulti per l’ultima volta Silvio Berlusconi (prima di diventare di lì a poco il suo più fedele alleato), la parola «secessione» era tutt’altro che un tabù e il Carroccio poteva vantare lo 0% di coinvolgimenti in inchieste, scandali e processi vari. Rivedendo le immagini di quella giornata, a un certo punto si sente il Senatùr gridare: «I sondaggi sono dalla nostra parte. Dal 14 al 17% dei cittadini del Paese dicono che potrebbero votare Lega alle prossime elezioni». A Palazzo Chigi c’era ancora Massimo D’Alema. Oggi come allora, la Lega è in grande ascesa e ha un leader carismatico e, apparentemente, credibile come Matteo Salvini. E oggi come allora le percentuali di gradimento del Carroccio si attestano intorno al 15% su scala nazionale. Ed è proprio quell’aggettivo, «nazionale», che sta convincendo «l’altro Matteo» a giocarsi le proprie carte come possibile leader del centrodestra. Così, il 28 febbraio a Piazza del Popolo Salvini spera di radunare non tanto i sostenitori del nord, fidelizzati da anni e anni di battaglie e slogan sempre nuovi, quanto quelli del centro e del sud, su cui si è deciso di lavorare abbandonando il vecchio marchio con Alberto da Giussano in bella mostra e organizzando il simbolo civico “Noi con Salvini” dove il giallo sole e il blu mare prendono il posto del verde Padania. Piazza del Popolo, però, non è una piazza semplice. Un luogo che negli ultimi 25 anni solo leader controversi ma indiscussi come Romano Prodi, Silvio Berlusconi e, recentissimamente, Matteo Renzi sono riusciti a riempire. Potrà Matteo Salvini, in tempi di sfiducia generalizzata verso la politica, dare alla propria manifestazione un impatto tale da far vacillare un Governo pur in palese difficoltà? Le indubbie capacità comunicative potrebbero non bastare. Infatti, nonostante i proclami, il processo di radicamento sui territori del movimento «Noi con Salvini» è ancora in alto mare. Raffaele Volpi e Angelo Attaguile, i parlamentari di fiducia del leader leghista a sud di Firenze, si stanno occupando del reclutamento, ma senza un’organizzazione ben definita è molto difficile fare quello che in queste occasioni si fa dal Dopoguerra a oggi: pubblicizzare l’evento, organizzare i pullman, i prezzi comitiva e tutto il resto. E nella città di Roma le condizioni sono ancora più ostiche. I cittadini della Capitale faticano a dimenticare mezzo secolo di «Roma Ladrona» (hai voglia a rifilare la solita scusa della metafora del potere) e, Casapound a parte, non c’e’ nessuno che fa il cosiddetto «lavoro sporco». In Assemblea Capitolina, poi, c’e’ Marco Pomarici, ex Nuovo Centrodestra, che evidentemente da solo non può bastare. Le carte da giocarsi, tuttavia, non mancano. C’è l’opposizione al Governo di Matteo Renzi, che di spunti ne consegna a frotte. E poi c’è il tema dell’immigrazione clandestina e della lotta al fondamentalismo islamico, un grosso vantaggio che Salvini in queste ore sta cavalcando più di tutti. Basterà? Per «l’altro Matteo» quella del 28 febbraio è una chance da non perdere, una gara a eliminazione diretta: una vittoria gli consentirebbe di guadagnarsi definitivamente il centrodestra, ma una sconfitta potrebbe farlo tornare nell’oblio nel quale stava precipitando la Lega prima che egli stesso ne prendesse le redini.
Un comizio a Roma Salvini oltre i tabù
Il 28 febbraio l’adunata leghista anti-Renzi A piazza del Popolo per la consacrazione LEGGI ANCHE Bertolaso: «Per me non c'è Berlusconi dietro l'angolo»
