È proprio il caso di dirlo, chi di primarie ferisce, di primarie perisce. Sono anni che il Partito Democratico impartisce lezioni agli altri partiti. I gazebo, le file di elettori e militanti, la possibilità per ognuno di scegliere il proprio segretario, il proprio sindaco, il proprio parlamentare, il proprio candidato premier. Noi, è il concetto semplice e diretto, non siamo come quelli che decidono tutto a tavolino, noi non abbiamo paura del giudizio del popolo. Poi si scopre che forse un po’ di paura a Largo del Nazareno ce l’hanno. E per non correre rischi ecco che le primarie si trasformano in un vero e proprio mercato. Con la retorica dei gazebo che lascia spazio a quella dei brogli. Sia chiaro le accuse non sono sentenze. Soprattutto se lanciate da chi ha perso. Ma quelle di Sergio Cofferati, fresco di cocente sconfitta alle primarie del centrosinistra per il candidato alle Regionali in Liguria, sono piuttosto precise: «Non ho elementi per rivolgermi in procura, ma ho molte segnalazioni a riguardo, come l’uso di dati sensibili o il voto di scambio. Non ho nessuna obiezione da fare sul fatto che vadano a votare. Il problema è quando vengono organizzati e portati in massa a votare e quando ci si rende conto esplicitamente che non sanno cosa stanno facendo. Visto che una delle indicazioni di alterazione riguarda il fatto che dei cinesi in cabina abbiano fotografato il loro stesso voto, non mi sembra un comportamento consono né con la regola né, ancor meno, con il senso delle primarie». Per la cronaca su 54.588 votanti il «Cinese», ex segretario della Cgil, ha ottenuto 24.916 voti contro i 28.973 della sua sfidante, l’assessore regionale, renziana doc, Raffaella Paita. Che ovviamente respinge le accuse: «La mia vittoria è legittima. Ho avuto 4.000 voti in più del mio avversario, un big nazionale. Io sono già proiettata alle elezioni regionali. Il mio dovere è pensare a unire e a rendere il più possibile coeso e compatto il Pd nella sfida per le Regionali». La verità è che non è la prima volta che le primarie finiscono a colpi di accuse e denunce. Giusto un anno fa a Brindisi si chiudevano le indagini preliminari sulle «parlamentarie»: 30 scrutatori indagati con l’accusa di aver inserito negli elenchi dei votanti persone che non si erano mai recate al seggio. Il processo è ancora in corso Decisamente peggiore la situazione a Napoli dove nel 2011 le primarie per scegliere il candidato sindaco tra Andrea Cozzolino e Umberto Ranieri indignarono addirittura Roberto Saviano. Oltre a presunti brogli e pagamenti, infatti, si parlò anche di possibili infiltrazioni della camorra. Dopotutto due anni prima, nel 2009, a Castellammare di Stabia era stato ucciso il consigliere comunale Pd Luigi Tommasino. Che, si scoprirà dalle indagini, insieme ad altri iscritti al partito, aveva legami con i clan. Altro caso da manuale le primarie per il comune a Palermo nel 2012. Anche lì indagini della procura con una donna beccata in un gazebo del quartiere Zen mentre «acquistava» voti per un euro. E se a Diamante, in Calabria, si registra nel febbraio 2014 il record di un voto ogni 27 secondi per il candidato renziano alla segreteria regionale, a Roma vanno ricordati le telefonate in cui Massimo Carminati chiedeva a Salvatore Buzzi chi bisognava appoggiare nelle primarie per scegliere il segretario del Pd romano. Ultima annotazione. La procura di Firenze sta esaminando l’esposto di un disoccupato di 43 anni. Ha raccontato di aver ricevuto nel 2013 50 euro per votare Matteo Renzi come leader del Pd.
Brogli, denunce, cinesi e pure un morto Così finisce il mito delle primarie del Pd
L'ultimo caso in Liguria dove lo sconfitto Cofferati ha accusato la vincitrice candidata renziana. E a Firenze un disoccupato denuncia: «50 euro per votare Renzi nel 2013»
