Politica

Non esiste l’Islam moderato

di Valentina Colombo, Docente di cultura e geopolitica dell’Islam all’Università Europea di Roma

Esiste un islam moderato? Questa la domanda ricorrente ogniqualvolta accade un attentato di matrice islamica. Ora è la volta delle stragi a Parigi e l’interrogativo ritorna. Ebbene, a poche ore dall’attentato a Charlie Hebdo sono fioccate le condanne ufficiali sia dal cosiddetto islam organizzato, prevalentemente composto da organizzazioni ideologicamente schierate con i Fratelli musulmani, sia da singoli stati islamici, primo fra tutti l’Arabia Saudita. È questo l’islam moderato? Può essere considerato moderato chi, come l’Unione delle Organizzazioni Islamiche di Francia, oggi condanna l’attentato, ma che dal 2006 ha portato in tribunale Charlie Hebdo con l’accusa di «pubblico oltraggio nei confronti di un gruppo di persone per via della loro religione» ovvero d’islamofobia? Oppure condanna le recenti stragi, ma considera lecita la resistenza armata?  Può essere considerata moderata l’Arabia Saudita che condanna la strage di Parigi e subito dopo flagella sulla pubblica piazza il blogger Raif Badawi per avere arrecato «offesa ai precetti islamici»? È inutile cercare l’islam moderato poiché si rischia di cadere nella trappola dell’islam organizzato che vuole ergersi a rappresentante religioso, politico e legale dell’islam e di una sedicente comunità islamica. Oggi più che mai è necessario, oserei dire indispensabile, abbandonare la ricerca dei rappresentanti dell’islam – in una religione che per definizione non ha rappresentanti - e di un’autorità islamica – in un contesto che non prevede né sacerdoti né tantomeno un Papa -, abbandonare la visione monolitica dell’islam e dei musulmani che favorisce l’affermazione a livello istituzionale e mediatico dei falsi moderati per ammettere una volta per tutte l’esistenza di un islam degli individui e non della comunità, dove è possibile trovare chi condivide i nostri valori, primo fra tutti la sacralità della vita. Si tratta di intraprendere un cammino più difficile, ma si tratta dell’unico percorso che, nel lungo periodo, potrà estirpare sia l’estremismo islamico sia l’islamofobia.

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