Politica

Da Treviso a Pordenone con la Siria nel cuore

Gli "italiani" Donghue e Giampiero dopo l’indottrinamento hanno raggiunto gli jihadisti

Ama il rap, ha solo 22 anni e ha scelto di fare il combattente volontario nelle fila dell'Isis. Donghue M. è uno degli italiani partito per la Siria tra il 2013 e il 2014. Ora è tornato indietro e sarebbe in un Paese europeo. Figlio di immigrati marocchini residenti a Treviso, ha lasciato la famiglia per unirsi all'Isis. Come per tutte le persone della sua età, l'arruolamento è avvenuto in Rete. Le moschee non sono più il punto di incontro tra predicatori e aspiranti jihadisti. Dopo aver iniziato i suo studi sull'Islam utilizzando i testi stampati in tutte le lingue e diffusi dai Paesi islamici, Donghue, nel frattempo venuto in contatto con il gruppo marocchino Al-Adl-Wan-Ihassan (Giustizia e carità), ha perfezionato il suo indottrinamento e ha deciso di partire per la Siria. La cittadinanza italiana, inoltre, gli ha consentito di muoversi facilmente in Europa per incontrare mujaheddin in Francia, Germania e Belgio. Il 22enne fa parte dei 53 foreing fighters partiti dal nostro Paese per schierarsi al fianco dei miliziani di Abu Bakr al-Baghdadi. Oltre a lui, in questo momento, ci sono anche Giampiero F., 35enne convertito partito da Reggio Calabria, e Maria Giulia Sergio, la 27enne convertita con il nome di Fatima che da Torre del Greco ha deciso di abbracciare la causa jihadista. Per lei la conversione è arrivata a Milano, dove si era trasferita e si era sposata con un marocchino. Da qui l’approdo all'Islam radicale e oltranzista che, in seguito, l'ha condotta in Siria. In tutto, compreso Giuliano Del Nevo, il genovese morto in Siria nel 2013, gli italiani partiti per combattere con il Califfato sono 4. Tra i 53 combattenti partiti dal nostro Paese, inoltre, quasi tutti immigrati, 15 secondo fonti intelligence sarebbero morti in guerra. Il destino del 22enne di Treviso, invece, è stato più clemente. La sua "fortuna", stando a quanto riferisce l'antiterrorismo, è stata quella di essere approdato, come prima tappa, nei campi profughi a ridosso del confine tra Siria e Turchia. Qui sarebbe entrato in contatto con alcuni foreing fighters provenienti dall’Italia. Poi si è spostato verso il nord della Siria aggregandosi ai filo-qaidisti di Al Nusra. Dall'Italia, inoltre, sono partiti anche l’imbianchino bosniaco Ismar Mesinovic (partito dall’Italia per la Siria fra il novembre e il dicembre 2013), e l’operaio macedone Munifer Karamaleski, frequentatore dei centri islamici di Trento e di Pordenone. Secondo gli investigatori a incitare i due alla guerra santa sarebbe stato l’imam radicale Bilal Hussein Bosnic (nella foto), 42 anni,detto Cheb Bilal. Mesinovic, nato a Doboj (Bosnia) il 22 agosto 1977, si recava a pregare al centro Assalam-Pace di Ponte nelle Alpi ed è morto in Siria, a 37 anni, nel gennaio del 2014. La moglie del combattente ha riferito di aver saputo che il marito era stato gravemente ferito ad Aleppo. L'intelligence ha stilato una lista dei foreign fighters, riuscendo a individuarne con certezza 53. Il sospetto, però, è che il numero dei mujaheddin partiti per arruolarsi nelle fila dello Stato islamico sia pari a 100.

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