Troppo semplice schierarsi ora dalla parte dei morti. Il facile slogan «siamo tutti Charlie», in bocca a milioni di persone dopo l’uccisione, in Francia, dei giornalisti del settimanale satirico Charlie Hebdo, non può, infatti, far cadere nel dimenticatoio quanto si disse su quei vignettisti subito dopo la pubblicazione delle irriverenti caricature del profeta Maometto. La scelta compiuta nel 2006 da Charlie Hebdo di pubblicare quei disegni, già mandati in edicola, un anno prima, dal quotidiano danese Jyllands-Posten, non lasciarono indifferenti politici, giornalisti e vignettisti italiani, tutti schierati, come un sol esercito, contro la satira sull’islam. SATIRA E POLITICI Romano Prodi, ad esempio, all’epoca leader dell’Unione di centrosinistra, disse: «Ho trovato quelle vignette di pessimo gusto. Tutti sanno quanto una caricatura di Maometto sia offensiva per il mondo islamico». Gianfranco Fini, da vicepresidente del Consiglio, dispensò consigli: «Proprio perché la libertà di stampa costituisce un fondamento della democrazia, non deve in alcun modo essere confusa con la licenza di irridere ed offendere i sentimenti religiosi»'. Lo stesso Berlusconi, allora premier, giudicò «sbagliato pubblicare le vignette che hanno offeso la sensibilità del mondo islamico», mentre Rocco Buttiglione, da ministro dei Beni culturali, definì «stupide» le vignette e condannò il leghista Roberto Calderoli, reo di aver indossato una maglietta con sopra impresse quelle immagini. ANIME BELLE Non solo politici. A protestare contro Charlie Hebdo fu anche il fondatore di Emergency, Gino Strada, che nel commentare le proteste in Pakistan contro le vignette, affermò: «Mi pare che la situazione internazionale sia tale per cui qualsiasi fiammifero suscita incendi». Sulla stessa linea Vauro. Il vignettista, che oggi afferma di non aver «mai attaccato Charlie Hebdo», sul quotidiano PeaceReporter scrisse: «Il disegno di un Maometto brutto e barbuto con una bomba pronta ad esplodere al posto del turbante» è solo «banalità» e «luogo comune», ma anche «propaganda bellica». E il suo amico, Sandro Ruotolo, compagno fedele di Michele Santoro, non si discostò: «Rappresentare Maometto pauroso, barbuto e bombarolo, quando per gran parte dei musulmani è un’offesa, che ha di satirico? È pura propaganda bellica». Ma anche l’editorialista del Corriere della Sera, Pierluigi Battista, che ieri ha giustamente sbeffeggiato proprio Vauro e Ruotolo, è stato però preso in castagna dal quotidiano Libero, che ha ricordato un suo commento del 2006, nel quale, pur difendendo la libertà di satira, scriveva: «Non sarà superfluo un supplemento di attenzione per scorgere qualcosa di repellente in quelle vignette di cui pure deve essere libera la circolazione». L’ONU E OBAMA Quando nel 2012 il settimanale francese tornò sul luogo del delitto disegnando Maometto nudo alla Brigitte Bardot, si scatenarono di nuovo le polemiche. Ad indignarsi fu per prima la Casa Bianca di Barack Obama, che parlò di vignette «offensive per molte persone e incendiarie». A ruota seguì l’Onu, sempre impareggiabile, che definì le pubblicazioni «doppiamente irresponsabili». Oggi, però, «siamo tutti Charlie Hebdo». Che ci vuole!
Oggi a favore delle vignette, ieri no
Adesso il mondo intero si schiera dalla parte di «Charlie Hebdo» Ma quando uscirono i disegni su Maometto tutti gridarono allo scandalo
