Politica

La Francia non è più ostaggio della Jihad. Per ora

I fratelli Koauchi. La fuga, l'assedio e la morte L'ostaggio. «Io, otto ore nascosto dentro uno scatolone Coulibaly.

La Francia in ostaggio. E Parigi sotto attacco. Per otto ore i francesi, e con loro tutti gli europei, sono rimasti con il fiato sospeso, gli occhi fissi sullo schermo della tv per seguire le notizie minuto dopo minuto. Tre o quattro terroristi, i due fratelli autori della strage avvenuta mercoledì al Charlie Hebdo e l’assassino della poliziotta uccisa giovedì sempre nella capitale e forse una sua complice, sono stati eliminati dalle forze speciali in due blitz quasi simultanei. La città è rimasta paralizzata e sotto shock, strade, negozi e scuole chiuse, compreso il celebre Trocadero. E molta paura. Per tutti. Il bilancio finale è tragico: oltre ai terroristi, sono morti quattro ostaggi e ci sono stati quattro feriti gravi. Sulla presenza della donna è giallo: o non c’era o è fuggita mescolandosi alla folla. Si chiama Hayat Boumedienne, ha 26 anni, e ora è attivamente ricercata. Tutto ha inizio alle 9.13 a Dammartin en Goele, cittadina di 8.000 anime a nord-est di Parigi, al confine con la Piccardia, la regione che fino alla notte precedente era stata passata al setaccio da migliaia di agenti alla ricerca dei due fratelli franco-algerini in fuga dopo l’assalto al settimanale satirico. I due si asserragliano in una piccola tipografia dopo una sparatoria senza feriti con la polizia a un posto di blocco sulla National 2, in direzione di Parigi. All’inizio si pensava avessero sequestrato il titolare, Michel Catalano, di 27 anni. Poi si è saputo che l’uomo si era nascosto e aveva chiamato la polizia. Said e Cherif Kouachi non lo avevano individuato. Le teste di cuoio circondano il locale. E, intorno alle 10, partono i negoziati. «L’epilogo è vicino», assicura il Prefetto. Intanto, al telefono con una rete televisiva, Cherif afferma di essere «in missione per Al Qaeda dello Yemen». Alle 13.30, dopo aver esploso alcune raffiche di kalashinikov all’esterno di un supermarket kosher nel quartiere ebraico della capitale, un uomo sequestra clienti e personale e si barrica all’interno. L’«Hiper Cacher» di Vincennes è molto frequentato il venerdì per gli ultimi acquisti prima della chiusura alle 14.30 in osservanza dello shabbat. Si saprà che si tratta di Amedy Coulibaly, 32 anni, ritenuto responsabile dell’omicidio della vigilessa giovedì a sud della metropoli. Forse quel giorno con lui c’era anche la Boumedienne. Più tardi si stabilirà un collegamento fra Coulibaly e i due fratelli: appartenevano alla stessa cellula jihadista e avevano avuto lo stesso «cattivo maestro» salafita: Djamel Beghal, già condannato per proselitismno terroristico. Coulibaly dice che libererà le persone sequestrate solo se lasceranno andare i Kouachi. Verso l’ora di pranzo le agenzie diffondono la notizia del suicidio (nella notte fra mercoledì e giovedì) di un dirigente di polizia che indagava sulla strage del Charlie Hebdo. Non si sa se ci sia un collegamento tra i due fatti. Alle 14 viene reso noto che Coulibaly era legato al progetto di far evadere Smain Ait Belkacem, terrorista algerino condannato all’ergastolo per gli attentati del ’95. Attorno alle 15 il sequestratore di Vincennes contatta la redazione della tv Bfm, affermando di essere «sincronizzato» con fratelli Kouachi: «A loro Charlie Hebdo, a me i poliziotti», dice. E aggiunge: «Sono un componente dello Stato islamico». Nel frattempo viene chiusa piazza del Trocadero, vicino alla Torre Eiffel. Ci sono voci di una sparatoria. È un falso allarme. Verrà riaperta venti minuti dopo. Non solo. Un treno ad alta velocità in viaggio tra Lione e Parigi è evacuato dopo che un passeggero siriano si autoproclama «terrorista» e annuncia «intenzioni criminali». Arrestato l’uomo, la perquisizione a bordo del convoglio alla ricerca di armi ed esplosivi non dà risultati. Più o meno alla stessa ora il presidente Holland si reca al ministero degli Interni per seguire gli avvenimenti, dopo una passeggiata simbolica, a piedi, circondato da uomini armati. Alle 15.30 il ministro dell’Interno smentisce che nel market di Vincennes ci siano stati due morti. Ci sarebbe solo un ferito, in gravi condizioni. Alle 15,46 le agenzie battono la notizia che i «servizi» algerini avevano avvertito la Francia di un imminente attacco terroristico. Alle 16,10 il primo ministro israeliano Netanyahu ordina al Mossad di collaborare con la polizia francese. Alle 16,23 una donna viene liberata da Coulibaly. A Dammartin le forze speciali sono pronte a entrare in azione. Aspettano che le scuole siano evacuate. E si preparano anche gli uomini davanti al negozio ebraico. Alle 16.50 scatta il blitz nella tipografia. I due fratelli sono armati fino ai denti. Si pensa che abbiano un lanciarazzi e alcune molotov. Le teste di cuoio si muovono. Si sentono alcune esplosioni. Sono granate lanciate dalla polizia. I colpi di armi automatiche si susseguono. Poi il silenzio. I due fratelli Kouachi sono usciti dal capannone della stamperia e hanno affrontato gli agenti: moriranno con gli Ak 47 in pugno. Uno di loro aveva una bomba. L’ostaggio, rimasto tutto il tempo in uno scatolone, se la cava senza un graffio. Dieci minuti e scatta l’operazione «gemella» a Vincennes. Qui la situazione è più complessa. Non si conosce il numero esatto degli ostaggi, si parla di 5-6 persone e poi c’è un bambino di appena sei mesi. Si scoprirà che erano di più e che alcuni di loro erano in contatto con le forze dell’ordine, ma il sequestratore non se n’era accorto. Non si sa neppure se Coulibaly abbia veramente una complice o meno. L’uomo esce dall’esercizio commercale e spara. Ferisce due funzionari di polizia alle gambe. Poi rientra. Un’altra deflagrazione, forse una granata stordente, e gli agenti irrompono nel locale. Si spara ancora. Per pochi, lunghissimi, istanti. Alcuni ostaggi fuggono in strada. E, prima delle 17.30, anche il terzo terrorista cade sotto i colpi della polizia. Però, dopo essere tornato nel market, ha ucciso quattro persone e piazzato trappole esplosive. Ma non è finita. Alle 18,15, a Montpellier, un uomo sequestra due commessi di una gioielleria. Si pensa a un terrorista, invece sembra si tratti solo di un delinquente comune. La psicosi è a livelli parossistici. Alle 20 Holland parla alla nazione: «La Francia non ha ancora terminato il suo compito e ci sono altre minacce di cui potrà essere obiettivo - avverte il presidente - A commettere questi atti sono stati fanatici, che non hanno nulla a che fare con la religione musulmana», precisa. Concetto ribadito da Attaf Abdelaki, imam della moschea di Gennevilliers, frequentata dai fratelli Kouachi: «Il profeta che si evoca - dice - se fosse oggi con noi, non riconoscerebbe mai queste azioni».

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