«Hanno ucciso tutti. Dite alla polizia di venire». Nascosto dentro uno scatolone. Zitto, immobile. Con la paura a mille di essere scoperto e ucciso. E il cellulare in mano. Unico filo di speranza e unico contatto esterno con la famiglia e la polizia. I due terroristi, i fratelli Said e Cherif Kouachi, non sapevano che nella tipografia di Dammartin-en-Goële, nel nord della Francia, dove si erano rifugiati, dopo il massacro di Parigi, c’era anche un secondo ostaggio, oltre al titolare della piccola impresa. Lilian, grafico di 27 anni. Quando i due terroristi hanno fatto irruzione, è riuscito a non farsi vedere e a trovare un rifugio sicuro. Talmente sicuro da non farsi trovare dagli assassini. La famiglia di Lilian, ha cercato di contattare il giovane. Tra tra le 9 e le 11, tutta una serie di telefonate disperate. Invano. Il padre, quando oramai il terrore si era impossessato di tutta la famiglia, ha ricevuto un messaggio sul cellulare dal figlio che diceva: «Mi sono nascosto al primo piano, dentro uno scatolone in una sala climatizzata. Credo che abbiano ucciso tutti. Dite alla polizia di intervenire». Secondo l’emittente BFM-TV, l'impiegato della ditta sarebbe riuscito a comunicare con la polizia proprio grazie al suo cellulare, potendo fornire topografia dei luoghi e informazioni precise su quanto stava succedendo all'interno. Per lui i minuti e le ore sono trascorsi interminabili. Quasi otto ore senza potersi muovere. Chiuso in quella scatola, in silenzio. A digitare sulla tastiera informazioni all’esterno. «Ho paura, fate presto». E ancora: «Sono nervosi, urlano». Un filo diretto, utilizzato dagli investigatori anche per tenerlo calmo. Lilian tremava e scriveva. Ci ha messo un po’ a venire allo scoperto. Solo quando ha capito che l’incubo era finito. Che i due assassini erano stati uccisi. Nelle stesse ore, asserragliati non lontano da lì, ma in situazione ben diversa, anche gli alunni delle scuole di Dammartin-en-Goële. Sono stati momenti terribili, forse più per i genitori dei piccoli. Tutti i bambini della scuola elementare e materna sono stati confinati in un'aula dell'edificio scolastico. Proprio a 300 metri dall'azienda dove si sono barricati i due fratelli Kouachi. Le finestre sono state protette con dei tappeti e attorno all'edificio sono arrivati moltissimi poliziotti. Nessun bambino è potuto uscire dagli isttitui sino alla fine dell'operazione. Gli insegnanti hanno fatto di tutto per distrarre gli alunni. Per tenere tranquilli i più piccoli hanno fatto vedere cartoni animati. I più grandi ogni tanto facevano capolino dalle finestre incuriositi per tutta quella gente lì sotto la scuola. Solo a blitz chiuso, i genitori hanno finalmente potuto riabbracciare i figli.
«Io, otto ore nascosto dentro uno scatolone»
Così un uomo si è salvato dai due fratelli killer che non hanno mai saputo di avere un ostaggio