Politica

Ma dov’è la sorveglianza dei giornali?

La promessa di piazzare agenti fuori le redazioni è un bluff. Ecco la prova Siamo andati nelle sedi romane ed è bastato citofonare (spesso nemmeno)

Sarebbe dovuto scattare l’allarme sicurezza anche per i quotidiani italiani, con un aumento dei presidi delle forze dell’ordine e dei controlli. E invece, fra le mura amiche i giornalisti sono davvero al sicuro soltanto dove gli editori hanno, autonomamente, voluto investire in tornelli, guardie armate e sistemi di videosorveglianza adeguati. Gli altri, devono affidarsi come possono a porte blindate e videocitofoni. E anche per i direttori la situazione non è proprio rosea, con Alessandro Sallusti e Vittorio Feltri (rispettivamente direttore e editorialista de Il Giornale) a cui è stata tolta da tempo la scorta nonostante le minacce che continuano a ricevere. Abbiamo compiuto un ampio giro delle del quotidiano milanese,redazioni romane dei quotidiani storici, vedendo fino a che punto potevamo arrivare adducendo solo qualche scusa. E il quadro è pressoché sconfortante.     REPUBBLICA - ORE 13 Partiamo da quella che è una fortezza inespugnabile: la redazione de La Repubblica, in via Cristoforo Colombo. L’ingresso è blindatissimo: telecamere sin dal cortile e una serie di cabine metal detector che fa invidia al Tribunale o a un Ministero. Per entrare, bisogna lasciare fuori tutti gli oggetti metallici, come in banca. C’è un ingresso visitatori, distinto da quello per i giornalisti, dove si passa solo con un badge. Leggermente diverso lo scenario pochi metri più in là, alla sede del settimanale L’Espresso: ci sono sempre i tornelli elettronici e una guardia giurata all’interno seduta dietro una scrivania, ma il protocollo è rigido e diventa quindi impossibile salire.     IL MESSAGGERO – ORE 13.30   A differenza di Repubblica, all’interno della sede del Messaggero siamo riusciti ad entrare. Fuori in via del Tritone, nessuna pattuglia a controllare, nessuno a chiedere documenti, fare controlli, farsi solo vedere. Dentro, tuttavia, le misure di sicurezza sono importanti: si fa ingresso attraverso una porta girevole (simile a quelle della banche, ma senza metal detector), e nell’androne sono ad attenderci tre guardie giurate armate, che non ci fanno salire se non abbiamo un appuntamento con un giornalista.     LA STAMPA – ORE 14 Più andiamo avanti, però, e più il livello di sicurezza diminuisce. Percorriamo qualche centinaio di metri e siamo alla redazione romana de La Stampa, in via Barberini. Un normale condominio, dove non c’e’ neanche il portiere (sul gabbiotto un cellulare per le emergenze). Saliamo tranquillamente al piano e troviamo le porte spalancate della redazione. A guardia di tutto, un normale centralinista.     IL FOGLIO – ORE 14.30 Il quotidiano di Giuliano Ferrara è famoso per le sue posizioni molto forti, politicamente scorrette, che coinvolgono anche l’ambito religioso. Tuttavia, a difesa della piccola sede di Lungotevere Raffaello Sanzio, c’è solo una telecamera, una porticina a vetri e una gentile signora che ci accoglie.     LIBERO – ORE 15.00 «Magari qui nascosti, per i terroristi diventa difficile trovarci». Ci scherzano su i colleghi di Libero, quando senza troppi problemi ci facciamo aprire la porta della loro redazione romana in zona Campo de’ Fiori. La linea del quotidiano la conoscono tutti, eppure non c’e’ una volante che si aggiri nei pressi della sede. Superiamo tranquillamente il porto di un normalissimo stabile. Solo al momento di bussare alla porta dell’ufficio, la segretaria di redazione ci guarda dallo spioncino e prima di farci entrare ci fa il terzo grado.     CORSERA – ORE 15.30 Sarebbe stranamente facile fare irruzione nella sede romana del Corriere della Sera, vicinoCorso d’Italia. L’ingresso è accessibile a chiunque e alla reception ci sono due persone non armate che fanno normale servizio di portineria. Alla redazione si accede senza aprire porte salendo una scala. Dall’esterno si possono «ammirare» i colleghi al lavoro dai finestroni che danno su via Campania. Di polizia nemmeno l’ombra.     IL GIORNALE – ORE 16 La sede in Prati è dentro un condominio. Il portiere ci indica la strada. Si sale fino al piano senza ostacoli. L’ufficio però è chiuso con una porta blindata: citofoniamo e ci facciamo aprire, ma con le giuste «attrezzature» non avremmo faticato a sfondare la porta.     IL MANIFESTO – ORE 16.30 Oggi, nella umile redazione di Trastevere del quotidiano «comunista» basta fare un sorriso al videocitofono per farsi spalancare la porta a vetri che la separa dal resto del palazzo.

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