Una parte della sinistra proprio non ce la fa a uscire dalla sindrome dell’antiberlusconismo viscerale. Così, percepita la possibilità che il Cavaliere riesca a rientrare in campo o comunque a recuperare in pieno la sua agibilità politica torna in auge il vecchio cavallo di battaglia per bloccargli sul nascere ogni possibilità di incidere nella vita politica italiana. Così è improvvisamente ritornata di attualità la regolamentazione del conflitto di interessi. Un emendamento di Sel presentato ieri alla Camera ha infatti chiesto di introdurre la normativa sul conflitto d'interessi nella modifica costituzionale approdata sempre ieri in Aula a Montecitorio. Il testo dell’emendamento targato Sel è stato in conferenza stampa alla Camera. Una proposta di modifica sottoscritta anche dal «ribelle» del Partito Democratico Pippo Civati: «L’approvazione di una norma sul conflitto d’interesse - ha spiegato lo stesso Civati - era scritta anche sul programma del Partito Democratico che ormai, ahimé, è lettera morta. Quel programma è scritto in una lingua che nessuno parla più. All'epoca noi e Sel eravamo alleati, e lo dico con una certa nostalgia». Il conflitto di interessi è un nodo irrisolto che va sbrogliato al più presto. «Abbiamo chiesto inascoltati che una riforma sul conflitto d'interesse venisse fatto prima - ha ricordato Arturo Scotto, capogruppo di Sel - oggi non è più rinviabile perché quel patto che tiene in piedi l'impalcatura di questa riforma costituzionale è stretto tra il premier e l’uomo emblema di quel conflitto d'interesse», vale a dire Silvio Berlusconi. «Urge dunque approvare questa norma per sgombrare il campo dai dubbi, è un passaggio decisivo». Alla mancata approvazione della misura, finora, secondo Civati, «ci ha portato anche un conflitto di disinteresse: non ne abbiamo più parlato per l’imbarazzo dovuto al patto del Nazareno. Anche sbagliando, perché questa norma non riguarda solo Berlusconi, ma il fatto che lui fosse il principale contraente del patto del Nazareno ha complicato ulteriormente le cose». Finora la norma sul conflitto d'interesse è saltata, secondo Civati, perché non c’era la volontà reale di portarla a casa. «Eravamo d’accordo in molti, trasversalmente - ricorda - ma poi in commissione è arrivato un testo quasi suicidario, tant’è che è stato bloccata perché costava troppo. È stato prodotto un testo troppo estensivo, obiettivo non arrivare all'approvazione della norma». «Ora - aggiunge - c'è l'opportunità di approvare questo emendamento di Sel che sottoscrivo, c'è la possibilità che questo Parlamento sia ricordato non solo per questa riforma costituzionale pasticciata, ma anche per l'approvazione di una norma sul conflitto d'interesse». Scettico, sul via libera alla norma, è Roberto Zaccaria di Articolo 21, ex presidente Rai. «La caratteristica del conflitto d’interesse - spiega - è che non è mai il momento per approvare questa norma. Non sono ottimista perché le premesse non ci sono, ma la ragione porta a dire che una norma di questo genere - nient’altro che un'esplicitazione della Costituzione - potrebbe semplificare le cose». Sul tema è intervenuto anche il presidente dell’autorità anticorruzione, Raffaele Cantone, intervenendo in Commissione Lavori pubblici del Senato: «Il tema del conflitto di interessi è fondamentale, ma credo che la legislazione italiana su questo abbia fatto passi avanti».
La «norma ad personam» che piace a sinistra
Il Cavaliere in campo fa tornare la voglia di legge per regolare il conflitto d’interessi
