Voci e smentite si sono susseguite ininterrottamente. Tutta la serata e tutta la notte. «Un terrorista è stato ucciso, gli altri due arrestati», si leggeva sui siti internet dei giornali. «No, sono sfuggiti tutti alla cattura», replicava un’altra fonte. «Sono asserragliati in un appartamento e le teste di cuoio stanno per fare irruzione», precisava una terza. «Nell’abitazione non c’erano più», rettificava una quarta. Quello che, per ora, è certo è il ritrovamento, nella Citroen C3 nera utilizzata per la fuga dopo il sanguinario attentato alla redazione di Charlie Hebdo, della carta d’identità di uno dei fratelli Kouachi. E, se non è un depistaggio, questa sarebbe una prova della sua partecipazione all’assalto che ha provocato 12 vittime e cinque feriti e sconvolto l’intera Europa. Un’altra cosa accertata è la partecipazione alla jihad siriana dei due francesi di origine algerina, un altro elemento che li collegherebbe, per logica, all’attacco di ieri mattina. La caccia all’uomo, dunque, continua. A due uomini, anzi, poichè il presunto terzo membro del commando, il diciottenne Amid Mourad, si è consegnato agli agenti di Charleville-Mezières, vicino al confine con il Belgio, dove era in corso un'operazione che ha portato all'arresto anche di un familiare dei sospettati, e ha spiegato di avere un alibi di ferro: alle 11,30, ora dell’assalto, lui era a scuola. E c’è almeno un liceale che può confermarlo. Il ragazzo si è costituito dopo avere visto il suo nome circolare sui social network e la sua posizione si sarebbe alleggerita nella notte, sebbene resti ancora in stato di fermo. Perciò o i terroristi erano solo due, e un testimone si è sbagliato nell’individuarne tre, oppure il terzo era una persona diversa da Mourad, magari anche un suo omonimo. Voci e smentite, tuttavia, sono proseguite anche per tutta la giornata di ieri. I due ricercati per l'attacco al giornale satirico parigino sarebbero stati localizzati a Villers-Cotterêts, nel dipartimento di Aisne, in Piccardia, dove il livello di allerta è massimo. Alcuni mezzi di informazione hanno riferito che erano barricati in una casa a circa 70 chilometri da Parigi, nella zona della stazione di servizio che i due avevano svaligiato in mattinata. Ma non era così. A riconoscere i due sarebbe stato il benzinaio, che ha avvertito le forze dell'ordine e riferito che nella loro auto c’era perfino un lanciarazzi. La vettura, una Renault Clio, è stata successivamente abbandonata e ritrovata. Ma della coppia non c’era traccia. Secondo Le Figaro, successivamente le ricerche si sono concentrate nella cittadina di Corcy, a poca distanza dal confine con il Belgio. Le teste di cuoio hanno passato al setaccio numerose abitazioni. La strada D17, che porta nella vicina città di Longpont, è stata chiusa al traffico. Anche in questo caso, però i due non sono stati individuati e catturati. E mercoledì sera il blitz a Reims non ha dato frutti, anche se gli investigatori hanno scoperto il «covo» dei fratelli. Probabilmente i killer hanno deciso di non tornare nella casa e gli agenti hanno potuto compiere solo una serie di rilevamenti scientifici all'interno dell'appartamento, prelevando anche frammenti di dna. Il primo ministro Manuel Valls ha detto che «numerose persone» sono state arrestate nel corso della notte nell’ambito dell’inchiesta sulla strage in redazione. Secondo Le Monde, ci sarebbero sette fermati, quattro dei quali nella città di Reims, 150 chilometri a nord della Capitale. Ma, a quanto pare, il conto delle persone sospette arriverebbe a nove. «A seguito degli eventi del pomeriggio il primo ministro ha deciso di estendere alla Piccardia il livello di allerta attentati previsto dal piano Vigipirate», che era già in vigore nell'Ile de France, ha fatto sapere il governo francese. I due ricercati sono tornati in Francia dalla Siria quest'estate. Durante l’assalto sono stati ripresi dalle telecamere all'esterno dell'edificio mentre finivano un agente a terra e gridavano Allah Akbar (Dio è grande). In base alle prime testimonianze hanno sbagliato il numero civico e hanno dovuto chiedere dov'era il giornale. Sotto la minaccia delle armi hanno costretto una redattrice a digitare il codice per aprire la porta. Una volta all’interno, hanno chiamato i giornalisti per nome prima di sparare e cercavano di uccidere soprattutto gli uomini (solo una donna è tra le vittime dell’assalto terroristico). Per i siti francesi, la polizia ritiene che i due fratelli siano fuggiti a piedi dopo aver abbandonato la Clio. Un elicottero ha sorvolato a lungo l'area di Villers-Cotterets, ad un’ottantina di chilometri da Parigi, dove il benzinaio ha riconosciuto i due sospetti. I reparti speciali di polizia continuano a rastrellare l'area fra Crepy-en-Valois e Longpont, con perquisizioni nelle case dei villaggi di Fleury e Corcy. Agenti muniti di cani si sono diretti anche verso la foresta demaniale di Retz. I fuggitivi dovrebbero, come si dice, avere le ore contate. Sulle loro tracce ci sono 88.000 agenti.
I due fratelli-terroristi non si trovano più
Segnalati prima a Reims e poi visti da un benzinaio a Corcy, in Piccardia al confine con il Belgio
