Sono apparsi i baffi sui volti dei giocatori della Juventus ritratti nel calendario appeso all'interno dell'ufficio romano del sostituto procuratore Pietro Pollidori. Le immagini dei campioni d’Italia esposte sono state rovinate con un pennarello e i suppellettili bianconeri, solitamente appoggiati in bella vista sulla scrivania del magistrato-tifoso, sono stati sgualciti. L'indagine interna che mira a rivelare gli autori dell'incursione notturna avvenuta lo scorso finesettimana nell'ufficio del pubblico ministero di Roma, è adesso affidata per competenza alla procura della repubblica di Perugia. Le domande a cui gli inquirenti del capoluogo umbro dovranno rispondere sono diverse ma al momento c'è solo una certezza: chi si è avventurato illegalmente nella stanza del dottor Pollidori non tifa certamente per la Juventus. I gadget bianconeri che il magistrato custodiva all'interno della sua stanza sono infatti stati presi di mira dai “visitatori” notturni. Ad ogni modo appare difficile pensare che qualcuno si sia introdotto furtivamente all'interno dell'ufficio con la sola intenzione di rovinare i suppellettili della squadra per cui tifa il pubblico ministero. Sembra infatti che i malviventi cercassero qualcosa in particolare. Lunedì scorso, quando il sostituto procuratore si è recato nel suo ufficio, situato al terzo piano della palazzina C della cittadella giudiziaria di piazzale Clodio, ha subito notato che le porte erano spalancate, i gadget che ritraevano i campioni d'Italia erano stati rovinati e i fascicoli e le carte si trovavano sul pavimento, in entrambe le due stanze che compongono l'ufficio, sia in quella del pubblico ministero che in quella dove solitamente lavorano le persone che compongono la sua segreteria. Inoltre i quadri erano stati spostati, come se gli incursori cercassero qualcosa in particolare, forse una cassaforte. I colleghi della procura hanno quindi aperto un'indagine interna. Immediatamente sono stati effettuati gli accertamenti per cercare di rilevare le impronte digitali ma nonostante l'ufficio sia stato cosparso della classica polvere bianca utilizzata dagli investigatori, nessun indizio utile è stato rinvenuto. È quindi ipotizzabile che i malviventi abbiano indossato dei guanti. Naturalmente le aule del tribunale romano, così come i corridoi e gli uffici della procura, vengono costantemente monitorati da numerose telecamere, i cui filmati sono stati quindi acquisiti dagli inquirenti. Data l’accortezza utilizzata dagli incursori per celare le impronte digitali appare difficile credere che questi non abbiano anche indossato un capo utile a travisare il loro volto. Si tratta probabilmente di professionisti che conoscono bene la procura di Roma e che forse si sono serviti di una “talpa”. Nessun segno di effrazione infatti è stato rilevato, le serrature sono rimaste intatte. Forse chi si è introdotto nella stanza possedeva un duplicato della chiave o un passepartout. Gli inquirenti comunque non vogliono tralasciare nessuna pista e considerano anche l'eventualità che i visitatori notturni della procura non volessero entrare nella stanza del dottor Pollidori ma in quella del suo collega Giuseppe Bianco. Gli uffici dei due procuratori sono infatti collegati da una porta interna, solitamente chiusa. Ad ogni modo, al momento, l'unica vittima appare la squadra di calcio più amata e odiata d'Italia.
Raid anti-juventino nell’ufficio del Pm
Irruzione nelle stanze del magistrato, spuntano barba e baffi sulle foto dei giocatori Per stanare gli autori del gesto aperta un’ indagine affidata alla procura di Perugia
