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«Se ne parla il 20 febbraio». Protesta la minoranza

«Mi sono dato come scadenza il 20 febbraio, giorno del Consiglio dei ministri in cui porteremo tutti i decreti delegati pronti in materia fiscale. In quel Consiglio riporteremo anche il decreto già...

«Mi sono dato come scadenza il 20 febbraio, giorno del Consiglio dei ministri in cui porteremo tutti i decreti delegati pronti in materia fiscale. In quel Consiglio riporteremo anche il decreto già approvato il 24 dicembre». Il premier Matteo Renzi, nella prima enews del 2015 che suona come un bilancio delle azioni passate e future del suo governo, dribbla le critiche sui ritardi della delega fiscale e promette di recuperare (ma dopo l’elezione del presidente della Repubblica) la riforma dei reati tributari che ha scatenato il polverone per la norma “salva-Berlusconi”. Il rinvio fa insorgere la minoranza del suo partito. «Si tratta di una decisione sbagliata cherischia di aumentare fortemente polemiche e sospetti anche in vista dell’elezione del presidente della Repubblica», commenta il deputato bersaniano Alfredo D’Attorre. Di «propaganda offensiva per l’intelligenza degli italiani» parla Stefano Fassina, che attacca: «Il decreto fiscale premia la grande evasione, anzi più si è grandi evasori più si è premiati. È peggio di un condono». Opposta la lettura del premier. Quello fiscale è «un decreto che i giornali hanno salutato positivamente per giorni, salvo poi cambiare idea quando qualcuno ha avanzato l’ipotesi che contenesse una norma salva Berlusconi (ipotesi tutta da dimostrare, peraltro)». Renzi precisa: «Per essere chiari: noi non facciamo norme ad personam, né contra personam. È una norma semplice che rispetta il principio di proporzionalità. E che si può naturalmente eliminare, circoscrivere, cambiare». Protesta il Movimento 5 Stelle. «Se non fosse una situazione tragica ci sarebbe da ridere. Renzi va in vacanza con un Falcon da novemila euro all’ora e attacca gli impiegati pubblici. E poi cerca di salvare il suo complice Berlusconi. Sarebbe da impiccare veramente, la gente è molto arrabbiata», afferma il senatore grillino Michele Giarrusso.

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