Sette prescrizioni e altrettanti rallentamenti che da qualche mese fanno somigliare la linea B della metropolitana di Roma a una specie di trenino regionale. Gli utenti storici della Metro blu si saranno chiesti come mai ultimamente attendono i treni anche 10 minuti nell’ora di punta e, soprattutto, perché ci mettono sempre più tempo a percorrere il tragitto che compiono da anni. Una differenza abissale con la linea A. La risposta sta nel foglio-corse dei macchinisti della linea. Nel documento sono elencati i 7 punti dove bisogna rallentare, la velocità massima e le motivazioni. Velocità che può scendere anche a 15 km/h quando i treni della linea B possono tranquillamente andare a 70-80 km/h. Tutte le prescrizioni, sono dovute a interventi di messa in sicurezza non definitivi oppure a cantieri annosi. Nessun pericolo per l’utenza, va sottolineato, ma è importante che i macchinisti rispettino le limitazioni, anche a costo di ritardi e sovraffollamenti. PROBLEMI AI BINARI Di queste 7 prescrizioni, 4 riguardano interventi temporanei ai binari, mentre gli «armamenti» in quei punti andrebbero sostituiti. Un esempio, il tratto fra le stazioni di Bologna e Policlinico, l’ultimo ad essersi aggiunto alla lista. In quel punto, il binario si è spezzato e i tecnici chiamati da Atac sono stati costretti ad apporre una cucitura definita «giunto»: la velocità massima è di 15 km/h. Altro tratto «lumaca» è quello fra Castro Pretorio e Policlinico, da percorrere a 20 km/h, per gli stessi motivi: qui i macchinisti raccontano anche di un «deviatoio» (uno scambio) eccessivamente logorato, che necessiterebbe di un intervento. Addirittura, un’altra limitazione è posta nella nuovissima Metro B1, all’entrata della stazione Conca d’Oro, dove i convogli non possono superare i 30 km/h. A confronto, i 65 km/h imposti fra Eur Palasport e Magliana possono sembrare poca cosa. Vanno aggiunte, poi, le limitazioni a causa di lavori mai conclusi nei cosiddetti «tronchini», i binari di manovra oltre i capolinea: a 15 km/h dopo Rebibbia, a passo d’uomo dopo Laurentina. Come se non bastasse, infine, lungo tutta la linea ai macchinisti risultano problemi di «assenza codice»: significa che per via del logorio dei filamenti elettrici che rilevano la presenza dei convogli, il treno va «in protezione», chiedendo di rallentare all’improvviso. LINEA DA RINNOVARE Le difficoltà che Atac sta incontrando nel pagamento dei fornitori ha determinato, nei mesi scorsi, tutta una serie di problemi, anche sulle manutenzioni. Ovviamente, ove la sicurezza fosse messa a rischio, la municipalizzata ha sempre provveduto celermente. Ma per il resto, tanti interventi sono stati rinviati, posticipati, o risolti internamente. Nel novembre scorso, ad esempio, la società Acmer di Milano ha esternato il proprio disappunto, reclamando a gran voce il credito di oltre 2 milioni di euro e bloccando i servizi fino a nuovo ordine. «E andrà sempre peggio – conferma David Nicodemi, blogger romano e storico dei trasporti – L’azienda si preoccupa di attaccare il proprio personale o di sognare nuove infrastrutture e non si accorge che quello che ha già in casa sta marcendo».
Metro B: treni lumaca e binari marci
L’odissea quotidiana dei passeggeri a causa di 7 rallentamenti sulla linea Fili elettrici logori, scambi, rotaie usurate: niente fondi per intervenire
