Un silenzio che sa di bocche storte e malumori. Sulla partita dei vigili urbani e, più in generale, dei dipendenti pubblici, il Pd romano scarica Ignazio Marino e lo lascia da solo a combattere questa partita, coadiuvato soltanto da Raffaele Clemente e dal vicesindaco Luigi Nieri. Certo, si potrebbe dire che una sponda pesante come quella di Matteo Renzi non ha bisogno di ulteriori rinforzi, eppure è proprio a livello locale che manca l’atteso riscontro. Assordante il silenzio del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, che finora si è ben guardato dal pronunciare una sola parola sulla vicenda. MEGLIO NON PARLARE Parlano invece alcuni democratici che affollano l’Assemblea Capitolina, ma lo fanno soltanto con la promessa di mantenere i "microfoni spenti", probabilmente perché non condividono fino in fondo (alcuni per niente) la modalità con cui si sta gestendo la trattativa con i sindacati e il livello a cui si è scelto di portare lo scontro, in particolare con la Polizia Locale. «Io condivido la riforma messa in campo da Clemente e Nieri - afferma un importante esponente Pd - Ma come al solito si sta esasperando lo scontro. Bisognerebbe tornare al dialogo, gestire meglio le conflittualità». Qualcun altro, invece, non ne può più: «I vigili hanno sbagliato - dice - ma qui stiamo rischiando di fare l’ennesima figuraccia. Ma tanto noi consiglieri ormai non contiamo più nulla, perché parlare? Lasciamo perdere, che è meglio». Se si vuole conoscere la posizione della maggior parte dei consiglieri Pd, tuttavia, basta leggere le dichiarazioni ufficiali di Stefano Pedica, dirigente Pd Lazio: «Nieri guardi la luna invece di puntare il dito. Da vicesindaco e da esponente di un partito vicino da sempre ai problemi dei lavoratori, si chieda per quale motivo la notte di San Silvestro l’83 per cento dei vigili ha disertato il posto di lavoro. Possibile che abbia già dimenticato che c’è una lunga trattativa tra Comune e dipendenti capitolini su problemi mai risolti?». E ancora: «Chi lotta per i lavoratori deve farlo sempre, soprattutto quando amministra». LA TATTICA DEL «CATENACCIO» Secondo i ben informati, i consiglieri starebbero mettendo in piedi una sorta di "catenaccio": secondo lo schema già utilizzato in occasione delle buste trasparenti del concorsone e della crisi del Teatro dell’Opera, i democrat dell’Aula Giulio Cesare preferirebbero in questo momento rintuzzare le sfuriate di Marino, per poi "colpirlo" in contropiede al momento opportuno con una «giusta mediazione». Solo che, più del recente passato, il gruppo consiliare è disunito e delegittimizzato. All’orizzonte c’è la partita per la presidenza delle Commissioni, poltrone che devono essere ridistribuite dopo il terremoto che ha portato la giovane Valeria Baglio sullo scranno più alto dell’Assemblea. E poi la questione del Bilancio, che sta allontanando ancora di più il sindaco dalla sua maggioranza: a più di una settimana dall’approvazione in Giunta, nemmeno i membri della commissione hanno potuto visionare il documento finanziario 2015. Un fatto definito «molto grave» visto che sarà il Consiglio a doverlo discutere e votare nelle prossime settimane. «Da quando è scoppiata Mafia Capitale - dice un esponente Pd molto arrabbiato - Marino vuole lavorare da solo. Ma la città non è commissariata ufficialmente e, soprattutto, non è lui il commissario». CONSIGLIO STRAORDINARIO In questo clima, il capogruppo di Fratelli d’Italia, Fabrizio Ghera, ha deciso di sfidare la maggioranza chiedendo la convocazione di una «seduta straordinaria dell’Assemblea Capitolina» sul tema della Polizia Locale. «Lì i consiglieri saranno costretti a parlare - afferma l’ex assessore - e capiremo se Marino è un uomo solo al comando oppure se ha ancora una maggioranza».
Caos vigili il virus di Capodanno colpisce la maggioranza
Il Pd romano sceglie la linea del silenzio. Sel si spacca Pedica: «Nieri dimentica che ci sono nodi mai risolti»
