Politica

Ma le leggi da sole non servono a nulla

di Alberto Bagnai, Professore associato di Politica economica

I giornali si sono prodotti in lodi sperticate sul miracolo di Germania e Spagna, parlando di numeri record nel mercato del lavoro di questi paesi, il primo dei quali sarebbe nato virtuoso, mentre il secondo lo sarebbe diventato a botte di riforme. Ma è proprio così? Cominciamo dalla Germania. Che qualcosa non torni lo si capisce confrontando la disoccupazione (che nel 2014 toccherà il 4.7%), con l'inflazione, che invece è in caduta libera allo 0.1%. Quando la disoccupazione è bassa, normalmente i datori di lavoro competono per accaparrarsi i lavoratori migliori, il che spinge salari e prezzi verso l'alto. In Germania questo non accade perché dall'inizio della crisi l'occupazione è aumentata solo nel settore dei servizi, dove sono diffusi contratti precari e a bassa retribuzione. Il settore trainante di un'economia è il manifatturiero, più produttivo e dai salari più alti. Lì il miracolo non si vede: gli occupati sono quelli del 2008. Veniamo alla Spagna. Qualcuno dice che il tasso di disoccupazione è "sceso di 253627 unità". Ora, il tasso di disoccupazione è il rapporto fra i disoccupati e le forze di lavoro, compreso fra 0% (se non ci sono disoccupati) e 100% (se tutti sono disoccupati). Come abbia fatto a diminuire di 253627 è un mistero, svelato dal sito del ministero del lavoro spagnolo. Consultandolo si vede 253627 è la riduzione del numero di disoccupati, non del tasso di disoccupazione. Quest'ultimo, in Spagna, resterà sopra al 20% fino al 2017. Bel miracolo! Come spiego nel mio ultimo lavoro, l'Italia può farcela, a condizione che gli italiani smettano di denigrarsi e guardino in faccia i problemi. Le riforme chieste dalla troika, come il Jobs act, facilitando i licenziamenti non creeranno posti di lavoro stabili e ben remunerati da noi, come non ne hanno creati nel resto dell'Eurozona.

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