Politica

La sicurezza del carpentiere lascia ancora troppi dubbi

Angela Di Pietro C’è il dna di Massimo Giuseppe Bossetti sui leggings di Yara Gambirasio, seviziata ed uccisa il 26 novembre 2010 in un campo incolto a Chignolo d’Isola. Di più: telecamere e...

C’è il dna di Massimo Giuseppe Bossetti sui leggings di Yara Gambirasio, seviziata ed uccisa il 26 novembre 2010 in un campo incolto a Chignolo d’Isola. Di più: telecamere e testimonianze dicono che il carpentiere mingherlino dagli occhi trasparenti gironzolasse nell’area di Brembate di Sopra, proprio a pochi passi dalla palestra da cui la tredicenne uscì (la sera in cui sparì) alle 18 e 45. Tuttavia a sette mesi dall’arresto di Bossetti, padre e marito di famiglia dalle abitudini annoianti (se non fosse per l’ossessione verso la cura del proprio corpo e per l’abbronzatura artificiale) i garantisti rivelano dubbi, mossi probabilmente da un interrogativo: perché gli inquirenti cercano ancora indizi schiaccianti davanti alla compiutezza di una prova regina, il dna di lui sugli indumenti della tredicenne uccisa? E perché l’arrestato si ostina a rifiutare un giudizio abbreviato e qualsiasi altro rito alternativo al processo che prevede un dibattimento è vero, ma che riduce per lui la possibilità di godere di sconti di pena? La moglie ed i figli, si è saputo nei giorni scorsi, sono andati a trovarlo in carcere, il 24 ed il 30 dicembre scorsi. C’erano già stati il 28 ottobre, in occasione del compleanno di Bossetti: festeggiava 44 anni. E Marita Comito, la bella moglie del presunto assassino, ha rivelato di aver trascorso un Natale da incubo ribadendo l’innocenza del marito. Di quest’uomo rimasto impassibile davanti alle domande più insistenti dei magistrati. Nessuna sceneggiata. Sangue freddo ed uno sguardo a bassa temperatura, che significa tutto o niente. I GRUPPI SU FACEBOOK Nascono intanto gruppi in seno a Facebook che si chiedono se Bossetti sia innocente o colpevole. E c’è pure chi «gioca» con il dramma, creando pagine intitolate «Il cane di Bossetti» o «La favolosa abbronzatura del carpentiere». La verità è che in questo caso giudiziario tutto quadra e niente quadra. Vediamo perché. Intanto il dna trovato sulla ragazzina uccisa: potrà bastare per considerare colpevole, al di là di ogni ragionevole dubbio, Massimo Bossetti? E poi l’orario, le 17 e 45, quando il cellulare del carpentiere - è stato detto - viene spento per essere riacceso solo il giorno dopo alle 7 e 34. Sembra che la Vodafone, con una lettera indirizzata alla Procura di Bergamo, abbia sconfessato questo dato: il cellulare non sarebbe stato spento (indizio colpevolista), ma solo inutilizzato. Una sottigliezza che però fa la differenza. C’è poi da analizzare la somma di ferite inferte a Yara: otto da taglio, un’altra da punta e da taglio. Ferite superficiali, prodotte da qualcuno che non aveva fretta e che non era in preda ad un raptus sessuale. Come se quella contro Yara fosse una punizione, difficilmente imputabile all’arrestato. Infine, i dieci cellulari e il pc di Bossetti, oltre ai mezzi di trasporto dei quali era in possesso. Nessuna traccia di Yara, nessuna freccia luminosa che spieghi una pedofilia dimostrata al momento solo con una ricerca fatta sul web: la parola immessa nel motore di ricerca è :«tredicenni». Gli investigatori si dicono certi della solidità dell’impianto accusatorio, la Difesa promette «colpi di scena». Di fatto, sulla colpevolezza di Massimo Bossetti sono in tanti a non giurare più.

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