Politica

Meno tasse nel 2015 Il bluff di Renzi

La pressione fiscale scende dello 0,1%. Poi risale E gli sgravi se li «mangiano» i rincari delle tariffe

Matteo Renzi «cinguetta» di prima mattina augurando un buon 2015 agli italiani che per la prima volta da anni avranno meno tasse da pagare. «Tasse meno 18 miliardi (80 euro, irap, bebè, contr.temp.ind). Si può fare di più. Ma dopo anni intanto x la prima volta meno tasse #Buon2015». Con i tweet però, voce unidirezionale gettata a beneficio degli internauti, si può volare anche di fantasia. E infatti nella realtà la pressione fiscale quest’anno rimarrà praticamente invariata (appena lo 0,1% in meno del 2014). Non solo. I soldi che arriveranno ai fortunati contribuenti, molti dei quali persone giuridiche ovvero aziende e società, saranno immediatamente rosicchiati da aumenti di balzelli più o meno evidenti e dai rincari delle tariffe che, nonostante la deflazione, continuano ad arrivare nei più disparati settori: dall’acqua alle autostrade. GIOCO DI PRESTIGIO A smentire l’ennesimo gioco di prestigio fiscale del premier è il suo ministro per l’Economia Pier Carlo Padoan. Che, nell’audizione sulla legge di stabilità presso la Commissione di Bilancio alla Camera ha detto: «Nel 2015 la pressione fiscale diminuirà di un punto decimale, passando dal 43,3% del 2014 al 43,2%. Nel biennio 2016-2017 si stabilizzerà al 43,6%». Un modo delicato per dire che, a partire dal 2016, gli italiani potranno contare sull’ennesima stangata. LE IMPRESE PRIVILEGIATE Buona parte della riduzione delle imposte annunciata è rivolta alle imprese, per le quali viene eliminata la componente lavoro dell’Irap – quasi 6,5 miliardi di tasse in meno – e gli sgravi sulle imposte e sui contributi futuri, per un periodo di 3 anni, per i nuovi assunti a tempo indeterminato. Un regalo agli imprenditori, giusto tributo alla sponsorizzazione della Confindustria al governo Renzi, compensato però dai rincari per tutti. Dal primo gennaio sono scattati aumenti per benzina e gasolio, tasse sulle auto storiche, acqua potabile, contributi previdenziali per artigiani e commercianti, pedaggi autostradali, Iva per l’acquisto di Pellet e persino su birra e prodotti alcolici. LA BATOSTA SUL TFR Anche il Tfr nella busta paga dai lavoratori che ne faranno richiesta cela un aumento delle tasse: i fondi subiranno infatti la tassazione ordinaria, e cioè l'applicazione dell’aliquota marginale, più alta e non più della tassazione separata. Così lo Stato incasserà 2,2 miliardi in più già a partire dal 2015. GLI AUMENTI RETROATTIVI Il 2015 sarà anche l’anno degli aumenti di imposta retroattivi. Si va dall’incremento della tassazione sui fondi pensione dall'11 al 20% e dall’11 al 17% delle rivalutazioni del Tfr, alla stangata su Fondazioni ed enti non commerciali. TARIFFE SENZA FRENI Il 2015 per i contribuenti italiani inizia sotto il segno dei rincari. Federconsumatori e Adusbef hanno già calcolato che il 2015 porta con sé un “salasso” complessivo, tra prezzi e tariffe, di 677 euro. Per gli alimentari si dovrebbero spendere ad esempio 125 euro in più e per l’Rc auto 12 euro in più. L’incremento previsto per le tariffe autostradali è del 2% (+37 euro) e per l’acqua del 4% (+22 euro). Anche le tariffe professionali aumenteranno, così come quelle postali. IL TAGLIO «RICICLATO» Dei 18 miliardi di tasse in meno annunciati da Renzi, più della metà (9,5) sono da attribuire al famoso bonus da 80 euro. Una riduzione vera delle imposte per i redditi più bassi che, però, è già stata fatta: il bonus è stato attivato a maggio del 2014, quest’anno viene solo confermato e trasformato in detrazione. BONUS BEBÈ PER POCHI Nel 2015 il Governo introdurrà il nuovo Bonus bebè. Varrà 80 euro al mese, per i primi tre anni di vita del figlio, e sarà destinato alle famiglie con un reddito complessivo inferiore ai 90mila euro. Moltissimi potenziali beneficiari, dunque: peccato che le risorse per ora messe a bilancio dalla Legge di Stabilità (202 milioni) sono sufficienti per appena 70mila famiglie circa. CASA BASTONATA Rimandato al 2016 il progetto «Local Tax», che dovrebbe riunire in un’unica imposta le tasse sulla casa, Imu e Tasi resteranno invariate. Con un però: i Comuni potranno aumentare l’aliquotaTasi fino allo 0,8 per mille in più. IVA IN AGGUATO Nella legge di Stabilità per il 2015 è inserita la clausola di salvaguardia che contiene tre aumenti dell’Iva, a partire dal 2016 per finire al 2018: se mancheranno o non verranno raggiunti gli interventi programmati di spending review, scatterà dal 2016. E porteranno all’aumento delle aliquote Iva del 10% (che arriverà al 13% del 2017) e del 22% (che, partendo da 24% a partire dal 2016, toccherà il 25,5% dal 2018). «Sommati a 1,7 miliardi di aumento accise – fa il conto Federconsumatori - la clausola di salvaguardia produrrà un incasso totale di 53,3 miliardi di euro, con un impatto di 2.220 euro per ognuna delle 24 milioni di famiglie nel quadriennio 2015-2018, o se vogliamo 900 euro a carico di ogni residente, con un’ulteriore depressione dei consumi e del potere di acquisto». (ha collaborato Marco Valeri)

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