Politica

Le Lega contesta. Forza Italia si divide

Il messaggio di Napolitano crea polemica. Salvini: «Non ha citato l’immigrazione» Brunetta attacca: «Nove anni sempre a sinistra». Romani difende Re Giorgio

Un saluto affettuoso al Quirinale arriva anche dal numero uno del Senato Piero Grasso: «È un appello di straordinaria efficacia, quello che abbiamo ascoltato, e ne siamo profondamente grati al presidente della Repubblica», dice l’ex procuratore antimafia e oggi uno dei candidati più accreditati a salire al Colle. Grasso si spertica in lodi: «Ancora una volta il presidente Napolitano ha saputo interpretare le aspettative e le esigenze più profonde del Paese». Di altro tenore il commento di Laura Boldrini, presidente della Camera: «Vorrei innanzitutto esprimere gratitudine al presidente per il servizio reso in questi anni al Paese, e per lo straordinario senso delle istituzioni di cui anche il messaggio è testimonianza, con l’invito alle Camere a prepararsi serenamente alla prova della elezione del prossimo presidente». Intervengono anche i ministri. Non tutti, solo alcuni. «Dal presidente cuore e generosità per l’Italia. Gli dobbiamo gratitudine. Ha svolto il suo mandato da grande presidente. Sarà difficile succedergli», fa sapere il titolare dell’Interno Angelino Alfano. Dello stesso partito (Ncd), Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, aggiunge: «Ringraziamo il presidente Napolitano per quanto ha fatto per tutti noi, andiamo avanti uniti con speranza nel futuro». «Il messaggio del Presidente, una testimonianza di amore per l’Italia e gli Italiani», rilancia la titolare della Difesa, Roberta Pinotti, anche se nel discorso è mancato il consueto ringraziamento alle forze armate. Una mancanza che è subito notata dal predecessore della Pinotti, Ignazio La Russa, oggi deputato di Fdi: «Ho molto apprezzato i passaggi sull’unità nazionale per la quale molto ha fatto in questi anni e quelli giustamente molto duri sulla corruzione. Come temevo però, nulla sul presidenzialismo e a sorpresa drammaticamente nulla sui marò e sui militari italiani dei quali è il Capo supremo». Fuori dal coro Matteo Salvini che fa sentire la sua voce critica: «Da Napolitano un discorso penoso e, per quanto mi riguarda, da bocciare su tutta la linea. Neanche una parola sui marò. Neanche una parola su una immigrazione clandestina folle. Neanche una autocritica sui disastri della legge Fornero. Discorso vuoto. Che tristezza. L’Italia ha proprio bisogno di energie nuove. L’unica cosa che ho apprezzato la conferma delle sue dimissioni a breve». Poi il leader della Lega aggiunge: «Un quarto d’ora di chiacchiera a favore dell’Europa. Ma dove vive il presidente? Questa Unione sovietica europea - prosegue il capo del Carroccio - sta massacrando l’Italia e il suo lavoro. L’Italia ha usato il semestre europeo per cambiare l’Europa? Dai Napolitano, sii serio! Il ritorno alle monete nazionali è un pericolo? Tu e i burocrati europei come te siete un pericolo!». Ma critici spuntano anche dentro Forza Italia. Attacca Renato Brunetta, capogruppo berlusconiano alla Camera: «Quasi nove anni senza alcuna autocritica. Quasi nove anni da una parte sola, dalla parte della sinistra. Quasi nove anni ad affermare il suo ruolo di protagonista, il ruolo del presidente della Repubblica, non previsto dalla Costituzione. Questo, in sintesi, il bilancio di Napolitano. Questo ultimo messaggio conferma attraverso le sue stesse parole, con retorica e con coerenza, il suo fallimento». Brunetta aggiunge: «Nella memoria degli italiani, dopo le dimissioni forzate di Berlusconi in quel novembre 2011, Napolitano è visto come colui che ha voluto pervicacemente tre governi non legittimati dal popolo: Monti, Letta, Renzi. Era stato chiamato, nell’aprile del 2013, eccezionalmente dal Parlamento per un secondo mandato, per realizzare la pacificazione, per favorire le riforme costituzionali, e contribuire a far uscire l’Italia dalla crisi economica. Nessuno di questi tre obiettivi, a partire dal primo, è stato raggiunto. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ma di tutti questi fallimenti non una sola traccia, non una sola autocritica, nel suo messaggio agli italiani. Nove anni, dunque, da dimenticare. Da domani, finalmente, si volta pagina». Parole diverse invece dall’altro capogruppo forzista, quello del Senato Paolo Romani: «Il rispetto per le istituzioni del nostro Paese va al di là di chi le ricopre, ed è quindi con assoluto rispetto e ossequio che tutti abbiamo ascoltato l’ultimo discorso da presidente della Repubblica di Giorgio Napolitano; e, con la stessa disposizione d’animo, dobbiamo ringraziare il presidente per gli anni di impegno e zelo. Non tutti sono concordi con il bilancio di questi 9 anni di storia della Repubblica Italiana, nei quali il presidente Napolitano ha voluto interpretare il suo mandato andando ben oltre la figura di garanzia disegnata dai padri costituenti; assumendo dunque un ruolo da protagonista nello scenario politico; determinando di fatto gli assetti politici degli ultimi 3 anni. Ciò che è certo è che lo spirito di collaborazione tra le maggiori forze contrapposte del Paese, richiamato dal presidente nel suo discorso, ha finalmente consentito di avviare un percorso di riforme con il voto determinante di Forza Italia del presidente Berlusconi; questo stesso spirito deve portare al dialogo sulla scelta, per la successione alla presidenza della Repubblica, di una figura di alto profilo e garanzia per tutti i cittadini».

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