Politica

Renzi scarica gli statali al Parlamento

Il premier: «Saranno le Camere a pronunciarsi sui licenziamenti nel pubblico impiego»

Continua la polemica sull’esclusione degli statali dal Jobs Act. Il giuslavorista Pietro Ichino non si dà per vinto e riferisce un retroscena del Consiglio dei ministri della vigilia di Natale. Secondo il senatore di Scelta Civica, il Jobs Act inizialmente riguardava anche gli statali ma il governo ha fatto marcia indietro. Renzi per placare le polemiche ha precisato che «sarà il Parlamento a pronunciarsi su questo punto giacchè esiste giurisprudenza nell'uno e nell'altro senso. Ma non sarà il governo a decidere». L’occasione sarà offerta dalla discussione a febbraio del provvedimento sul pubblico impiego firmato dal ministro Marianna Madia. A quel punto, ha detto il premier, «saranno le Camere a scegliere. Non mancherà il dibattito, certo». Quanto agli effetti del Jobs Act, Renzi è convinto che «si vedranno già dal 2015, a condizione però di non mollare e continuare sulla strada delle riforme». Sul caso statali-Jobs Act è tutto rinviato a febbraio. Quanto ad altre modifiche della riforma gli spazi sono molto stretti. Il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha detto chiaro e tondo che «le Commissioni parlamentari esprimeranno i loro pareri e le loro proposte ma spetterà poi al governo accoglierle o meno». La sostanza del decreto, ha precisato, «è quella e quella rimarrà. Il decreto sul contratto a tutele crescenti e quello sugli ammortizzatori sono coerenti con la legge delega approvata dal Parlamento. Ciò non toglie che esamineremo con molta attenzione le osservazioni che dovessero pervenire e decideremo collegialmente». Poletti esclude che ci siano spazi di trattative con Ncd e la sinistra del Pd: «trattative proprio no». Anche per il ministro della Funzione pubblica Madia «sono possibili nodifiche ma non ci devono essere veti». Ma Ncd incalza soprattutto sulla questione dell’estensione delle nuove regole agli statali. Maurizio Sacconi sottolinea che il governo si impegnò ad attuare l’unificazione tra pubblico e privato. E proprio a fronte di questo impegno, Ncd ritirò l’emendamento che prevedeva «la omologazione del lavoro, pubblico e privato, con la sola eccezione per le cosiddette carriere d'ordine (prefetture, diplomazia, forze armate e polizie, magistrature) e per le procedure concorsuali di ingresso». Pressing per i cambiamenti anche dalla minoranza del Pd. Il presidente della Commissione Lavoro, Cesare Damiano, suggerisce a Renzi «di adottare il modello tedesco che prevede le tutele a partire dai 10 dipendenti e la valutazione dei sindacati sul licenziamento». Inoltre Damiano sottolinea che il reintegro dovrebbe valere anche per i licenziamenti economici». Sul tema del pubblico impiego insiste anche Forza Italia. Per Daniela Santanchè «una vera riforma del lavoro non poteva che partire dai dipendenti pubblici». Per l’europarlamentare Lara Comi «è inaccettabile che con il Jobs act si dia un nuovo impulso alla divisione tra lavoratori pubblici e privati. Quando si fa una riforma del mercato del lavoro le regole devono essere uguali per tutti altrimenti si creano solo discriminazioni. Insomma, il vecchio vizio della sinistra ideologica si è riproposto anche in questa occasione, come se il privato fosse il male assoluto da ostacolare in ogni modo». Il leader della Lega Matteo Salvini fa dell’irona usando Twitter: «il licenziamento in tronco va applicato subito a Renzi».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.