Correre al ritmo della crescita. In conferenza stampa di fine anno Matteo Renzi detta le parole d'ordine del 2015, "anno decisivo". Il presidente del Consiglio indossa i panni di Al Pacino in "Ogni maledetta domenica" e prova a far cambiare umore agli italiani. Tema, spiega, che è in grado di incidere anche sui numeri dell'economia. Anche perché "i gufi non sono quelli che parlano male del governo, ma quelli che credono che l'Italia non ce la farà. Noi stiamo dicendo agli italiani che l'Italia ce la può fare, che la squadra ce la può fare, ogni centimetro è importante". "Jobs act, ho tolto io la norma sugli statali". Il Jobs act ha monopolizzato gran parte della conferenza stampa. Troppo fresca la polemica con Sc e Ncd sulla possibile estensione agli statali delle norme sui licenziamenti. Renzi bolla come "derby ideologico costante" le polemiche di stampa e spiega che è stato lui in cdm a decidere lo stralcio dai decreti attuativi del pubblico impiego. Ciò non significa che anche gli statali non saranno toccati dalla riforma del lavoro. Ma sarà fatto con un intervento sul ddl Madia che riordina la Pa. "Il principio sarà che chi sbaglia paga", spiega aggiungendo che non "è escluso che si recuperi la norma sullo scarso rendimento". Escluso invece un nuovo intervento sulle pensioni: non è questa la mission di Tito Boeri, nuovo presidente dell'Inps. "Colle, sulla successione nessuna preoccupazione". Deluse le aspettative dei cronisti sulla partita della successione al Quirinale. Renzi non si pronuncia sui nomi ("non gioco a ping pong e neppure a Indovina chi?"), spiega che quando e se Napolitano lascerà, in quel momento "partirà il percorso previsto dalla Costituzione con un candidato in grado di raccogliere la maggioranza prevista e l'affetto di tutti gli italiani". Ma il cammino verso il Colle più alto non sarà un test politico: "Non è un voto di fiducia sulla maggioranza. Quello riguarda il governo. È un voto istituzionale", mette in chiaro il presidente del Consiglio. "Italicum, sì a preferenze". Le novità più rilevanti arrivano sulla legge elettorale e sulle riforme. Un tema quest'ultimo che Renzi affronta annunciando che il Pd lavorerà perché ci sia in ogni caso il referendum confermativo. Quanto all'Italicum, il premier mostra il facsimile della scheda elettorale: "È il sistema più semplice, un mattarellum con le preferenze. E sarà approvato entro gennaio al Senato e subito dopo alla Camera". Quanto alla entrata in vigore, che molti vedono come l'avvisaglia di un possibile voto anticipato, il premier si dice pronto a discutere della cosiddetta clausola di salvaguardia. "Qualcuno chiede il 2016: parliamone. Ma prima approviamo la legge".
Renzi: "Ritmo parola d'ordine, il 2015 sarà decisivo"
Il messaggio di fine anno del premier: "L'Italia tornerà a correre". Sul Jobs act: "Ho tolto io gli statali dal testo" E scarica i dipendenti pubblici al Parlamento
