In due mesi abbiamo portato a terra oltre 15mila clandestini alla deriva su barconi in balìa delle onde, gli ultimi 1600 due giorni fa, ma potrebbe accaderci di veder bruciare come topi in gabbia 350 incolpevoli passeggeri fiduciosamente imbarcatisi su una carretta del mare priva di alcuni fondamentali requisiti di sicurezza. Nel dramma del Norman Pacific c’è l’Italia di oggi: i soccorsi balbettanti e finora inconcludenti nascondono la generale confusione di idee su tutto ciò che ci riguarda, che Renzi avvolge nei fumi della sua ormai insopportabile logorrea, la conclamata incapacità di fronteggiare con successo e sufficiente rapidità un evento imprevisto, l'incredibile faciloneria con cui si è consentito a un traghetto senza i requisiti richiesti di prendere il mare con cinquecento passeggeri a bordo e un ventre intasato di auto e autoarticolati fino all’inverosimile. Ora ci sarà la solita inchiesta. Non possiamo escludere che alla fine apprenderemo che a bordo non funzionavano neppure gli estintori, che il sistema di spegnimento automatico degli incendi non ha funzionato perché non controllato o mal revisionato e che, infine, per evitare che la nave restasse ferma senza produrre affari, qualcuno abbia messo una buona parola. In fondo, siamo sempre nel Paese di mafia Capitale. La Norman Pacific in due anni ha cambiato quattro nomi. Prima che renderla sicura, ci si è preoccupati di non darle una storia. Così la si dimenticherà più in fretta. Speriamo senza altre tragedie al seguito.
Gli eroi e le carrette
di Riccardo Scarpa