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Casa, risparmio e pensioni ecco i bancomat del governo

Ecco i settori colpiti dalle imposte più pesanti

Casa, risparmio e pensioni ecco i bancomat del governo

Tasse

Renzi, come tutti i premier che lo hanno preceduto ha un’idea fissa: le tasse. E ha una priorità assoluta: abbassarle. Appena si è insediato ha annunciato che avrebbe abbassato la pressione fiscale e dopo il varo della legge di Stabilità ha detto soddisfatto che questa manovra avrebbe portato meno tasse e più lavoro. Sul secondo punto concediamo il beneficio del dubbio e vediamo come evolverà il mercato del lavoro nei prossimi dodici mesi. Ma sul primo punto, le tasse, i conti non tornano. E non tornano perchè lo dicono le cifre messe nero su bianco della Stabilità. Le entrate correnti, dai 787 miliardi del 2014, sono destinate ad aumentare fino agli 812 miliardi del 2015 per arrivare agli 832 miliardi di euro del 2016. Il che vuol dire che il governo ha pianificato di ricevere dagli italiani 45 miliardi di tasse in più in due anni. Quanto alla annunciata spending review, il taglio della spesa pubblica, se si guarda alla voce uscite si scopre che aumenteranno (al netto degli enormi interessi sul debito) dai 788 miliardi del 2014 agli 810 miliardi del 2016. Ventidue miliardi di spesa in più in due anni. Non c’è di che essere soddisfatti.

Ma andiamo con ordine perchè prima di arrivare alla Stabilità, il premier ha pensato bene di far cassa nel modo meno originale possibile: ovvero aumentando la tassazione sugli immobili. Appena arrivato a Palazzo Chigi, Renzi introduce l’Imu sulle seconde abitazioni. In alcuni casi il rincaro è stato del 700%, come per gli edifici storici. Dopo poco con il decreto salva Roma, ecco che la Tasi, la tassa sui servizi indivisibili, viene portata allo 0,8 per mille. La Cgia ha calcolato che la combinazione Imu-Tasi è costata rispetto all'Ici 2011 il 150% in più per i proprietari che affittano casa a canone libero e solo il 115% in più per le seconde case sfitte. E non va meglio a uffici e studi privati (+144%) o negozi (+140%) così come laboratori artigianali (+108%), alberghi, pensioni e capannoni commerciali (+96%), fabbriche e capannoni artigianali (+95%).

Al momento è stato congelato l’aumento della Tasi fino al 6 per mille, in attesa della definizione di una nuova local tax che dovrebbe sostituire, accorpandole, Imu e Tasi.

Ma i proprietari di immobili non si facciano tante illusioni. Secondo la Confedilizia circa due terzi dei Comuni, che fino ad oggi si sono tenuti al di sotto delle aliquote massime (2,5 per mille per la Tasi) ora bloccate per tutto il prossimo anno, dovranno probabilmente spremere di più i proprietari. Questo per compensare i 624 milioni che lo Stato nel 2014 ha messo di tasca propria, ma che non metterà più ad integrare il gettito delle tasse sugli immobili. Così Milano perderà oltre 89 milioni, Napoli 37, Torino 36,7, Genova 27, Roma 22,6. «Tutti soldi che, sommati agli altri tagli ai trasferimenti verso gli enti locali, finiranno per inasprire ancora la tassazione sulla casa», prevede il presidente di Confedilizia, Corrado Sforza Fogliani. Un’escalation che ha trasformato in un bel ricordo persino la «tassa più odiata dagli italiani», la vecchia Ici, che nel 2011 valeva 9 miliardi di euro, lievitati quest’anno a circa 25 miliardi con Tasi e Imu. Tre volte tanto. Paradossalmente sotto torchio è finito chi possiede case di modesto valore, che prima pagava poco o non pagava affatto, grazie alla detrazione fissa di 200 euro, andata a farsi benedire con la nuova imposta. Salvo qualche sconticino fiscale, introdotto da un terzo dei sindaci, ma a fronte di un aumento dello 0,8 per mille dell’aliquota Tasi.

Non solo casa. Colpite anche le rendite finanziarie, con l'aumento dal 20 al 26%. Considerando tutti i tipi d’investimento del portafoglio e il conto corrente, complessivamente le tasse sui soldi investiti degli italiani sono aumentate di circa il 40%.

Sono state tagliate le detrazioni Irpef sopra i 55.000 euro. Anche se non è una nuova tassa, aumenta l'imponibile da pagare.

La legge di Stabilità ha stabilito l’aumento dell'aliquota ordinaria dell'Irap, dal prossimo anno al 3,9%, dopo essere stata abbassata al 3,5% nel 2014.

La manovra ha colpito le partite Iva con redditi medio-bassi, che scelgono il regime dei minimi, cioè il sistema di tassazione agevolata. Fino al 2014, hanno potuto aderire al regime dei minimi i lavoratori autonomi con meno di 35 anni oppure quelli con un reddito inferiore a 30mila euro annui. Chi possiede tali requisiti, ha pagato un'imposta sostitutiva unica del 5%. Dal prossimo, l'imposta sostitutiva triplicherà, salendo dal 5 al 15%, mentre sono cambiate le soglie di reddito che consentono di accedere al regime dei minimi. Per i commercianti, il limite massimo è salito a 40mila euro annui. Per i liberi professionisti, invece, il tetto è sceso addirittura a 15mila euro.

Anche il risparmio è stato colpito da maggiori imposte. I rendimenti dei fondi di previdenza subiranno nel 2015 una tassazione di ben il 20%, contro l'attuale 11,5%. Questo inasprimento fiscale si farà sentire soprattutto nel lungo periodo, cioè sulle pensioni integrative maturate dai lavoratori, che potrebbero ridursi di circa il 10%. Aumenti delle tasse sono previsti anche per le rivalutazioni del Tfr (dall'11 al 17%).

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