«Eravamo in 15 e il tesoriere era un semplice equilibratore, doveva assicurare che non ci fosse chi prendeva 100 e chi 1.000». Risponde così Mario Perilli, ex tesoriere del gruppo del Partito Democratico alla Pisana nella precedente consiliatura che le indiscrezioni disegnano come il fulcro dell'inchiesta da poco chiusa dalla procura di Rieti sulla presunta gestione «allegra» dei rimborsi nel triennio 2010 - 2012. «Ho saputo di questa chiusura indagini leggendo i giornali la vigilia di Natale, ho trascorso delle feste all'insegna della più totale amarezza dopo 40 anni di politica. L'unica consolazione è che dalle indagini emerge come non mi sia appropriato di un euro». Gli ricordiamo la sagra del tartufo finanziata con 5000 euro scrivendo sulla fattura «convegno». «Si è trattato di un evento all'interno del quale era stato organizzato anche un convegno sul tartufo, rientrava nelle cose che si potevano fare con le risorse che venivano date i gruppi», rivendica lui. Anche se Perilli, come ex tesoriere, oltre che delle proprie spese porterebbe anche la responsabilità degli eventuali mancati controlli su quelle altrui. «Qui bisogna mettersi d'accordo e sono contento di poterlo chiarire: il tesoriere non aveva nessun ruolo, non interveniva sul tipo di spesa, ognuno portava le fatture e si prendeva le sue responsabilità rispetto a quanto scritto». L'allora capogruppo Pd e oggi sindaco di Fiumicino Esterino Montino, però, si difende proprio ricordando la funzione di garanzia svolta dal tesoriere del gruppo. «Tolte le questioni emerse sulla stampa non ho cognizione di nessuna precisa accusa, non sono mai stato sentito dagli inquirenti, aspettiamo di conoscere nel merito le questioni ma dubito fortemente riguardo alle contestazioni che emergerebbero - risponde - tutte le spese venivano fatte sulla base di una verifica e di un controllo con il tesoriere». «Siamo stati proprio noi del gruppo Pd - rivendica poi Montino - a pubblicare on line le spese nel 2011, si conoscono proprio perché le abbiamo rese pubbliche noi per primi». Le spese indebite che gli sono contestate, in base alla chiusura indagini, raggiungerebbero le centinaia di migliaia di euro. «Aspetto i rilievi, ma escludo di avere speso in modo improprio somme anche per fasce molto più piccole», è la replica. Nell'inchiesta si parla anche di una battuta di caccia al fagiano a Fiumicino, con i volatili fatti cucinare e servire in tavola per cinquanta coperti con relativa spesa messa in conto al gruppo. «Non ne so assolutamente nulla - replica l'attuale sindaco della città sul litorale - e peraltro a Fiumicino ci sono 200 ristoranti». Un altro nome di peso che compare nelle carte di Rieti è quello di Marco Di Stefano, ieri consigliere ed assessore, oggi deputato Pd, indagato (per corruzione) anche nell'inchiesta romana su un presunto giro di mazzette che sarebbero state pagate dai costruttori Antonio e Daniele Pulcini per affittare due immobili a «Lazio service», società controllata della Regione Lazio. «Non sapevo neanche di essere indagato a Rieti» è la sua reazione. Avrebbe speso 36 mila euro per pubblicare 25 mila copie di un libro. «Non si tratta, come è stato scritto, della mia autobiografia - replica lui - ma di una pubblicazione in cui si parla esclusivamente della mia esperienza e della mia attività in Regione Lazio, un libro di 100 pagine circa con all'interno anche rassegne stampa, rivolto agli elettori. D'altra parte in questi ultimi tempi ho visto scrivere su di me cose assurde, tipo che mi sarei comprato una laurea quando io non sono nemmeno laureato o che sono stato in posti dove non ho mai messo piede in vita mia». Una spesa autorizzata e dunque vagliata. Di Stefano ricorda anche di aver utilizzato parte dei fondi per «assumere di collaboratori impiegati part-time, ero anche presidente della commissione sul federalismo». Anche dalla difesa puntuale di Di Stefano emerge come il ruolo dell'ex tesoriere del gruppo non fosse solo quello di un mero equilibratore o «equo ripartitore» dei fondi tra i consiglieri. «Il libro è una cosa perfettamente legittima, in altre occasioni ho inviato al gruppo delle fatture che non mi sono state autorizzate. Per esempio volevo fare un mio sito internet ma mi è stato spiegato che non era rimborsabile».
Montino: «Garantiva il tesoriere» Perilli: «No, non era compito mio»
Tra gli indagati del Pd è già partito lo scaricabarile
