Insomma la situazione è questa. Napolitano sui Marò l’altro ieri fa un intervento molto deciso. «Conto di essere a colloquio con Renzi che mi darà notizie aggiornati sugli ultimi passi verso le autorità indiane». A quel punto Renzi si sveglia. Ma, a parte salire al Colle, ieri, per riferire al Capo dello Stato lo stato dell’arte, non è andato oltre il «fare Renzi». In una delle tappe del suo martellante tour mediatico (oramai uno se lo ritrova pure riflesso nello specchio di casa, come il cattivo di Twin Peaks) sempre ieri ha assicurato l’impegno del governo per una soluzione condivisa con l’Esecutivo indiano. Parole già sentite, visto che ormai la vicenda va avanti da tre governi. A sorprendere è che il premier ha definito tutta la storia «un incredibile pasticcio combinato per errori grossolani». Come se Renzi fosse al governo da appena ventiquattro ore. Come se il suo governo non avesse già affrontato il dossier anche con un capo della diplomazia, Federica Mogherini, poi volata a Bruxelles con la responsabilità della politica estera europea (domandine: ma Latorre e Girone non sono forse europei? Non è forse il caso che la Commissione assuma in merito una iniziativa concreta?). Tanto per dire: colei che oggi è Miss Pesc aveva annunciato ad aprile scorso l’avvio delle procedure per l’arbitrato internazionale. Poi una settimana fa, il neo ministro Paolo Gentiloni aveva definito l’arbitrato come una delle «ipotesi sul tavolo». Ergo: siamo sempre al nastro di partenza. Chi li ha fatti, i pasticci, secondo Renzi? Intanto, la situazione è questa. Mentre la politica continua a girare a vuoto, nel Paese cresce la sensibilità verso quella che è ormai una questione di dignità nazionale. Ieri la Comunità Ebraica di Roma ha affisso le gigantografie dei due fucilieri della Marina presso la cancellata della Sinagoga. La famiglia di Salvatore Girone è in procinto di partire per l’India per cercare di trascorrere un Natale quanto meno dignitoso, tutti insieme; «il rivederlo – ha affermato sua moglie – allevia la sofferenza». Quanto a Massimiliano Latorre, il fuciliere tornato in Italia a seguito di un’ischemia, la sua compagna fa sapere che «non sta bene» e che esiste la possibilità di un altro intervento chirurgico. Nessun passo avanti, quindi. A meno che non si voglia tenere conto delle indiscrezioni provenienti dai media indiani, circa un’ipotesi di soluzione definitiva che consisterebbe nelle scuse da parte dell’Italia e il risarcimento alle famiglie dei due pescatori uccisi. Dopo anni in cui nostri governi non hanno avuto la forza di mobilitare la comunità internazionale, più che una vittoria machiavellica, sarebbe un espediente da Italietta.
Scaricabarile sui marò «Fatti errori grossolani»
Renzi dà la colpa ai governi precedenti
