La crisi non c’è per tutti. Anzi, c’è chi nella crisi prospera e si ingrassa. È un’Italia a due facce quella che rimbalza dei dati dell’Isat e della Confcommercio. Mentre le aziende del terziario soffrono, altrove, nelle imprese partecipate dallo Stato, continua indisturbata l’abbuffata. Sono 11.000 i carrozzoni pubblici per 1 milione di posti, vere idrovore di denaro dei contribuenti. Questi poltronifici sono mantenuti in vita proprio per assicurare un parcheggio dorato alle clientele di ogni colore politico. Di gran parte di questi si è persa nel tempo la mission strategica. Sono scatole vuote che non si sa bene cosa fanno, quali servizi erogano, a cosa servono. Pachidermici relitti della Prima Repubblica, odiati a parole da tutti i governi ma insopprimibili. Hanno radici forti perché in definitiva fanno comodo a tutti i partiti. Ma non al bilancio statale e all’economia. Mentre lì si spreca, nel privato le aziende muoiono. Il dossier della Confcommercio (260 imprese che chiudono ogni giorno) è un grido d’allarme che cade nel vuoto. Il commissario Cottarelli provò a usare le forbici. Renzi prima si è entusiasmato poi ha frenato.
Paese a due facce c’è chi spreca e chi muore
La crisi non c’è per tutti. Anzi, c’è chi nella crisi prospera e si ingrassa. Èun’Italia a due facce quella che rimbalza dei dati dell’Isat e della Confcommercio. Mentre le aziende del terziario...
