Politica

La mossa di Berlusconi per il Quirinale: non escludo un candidato Pd

"Se si approva insieme la riforma della Costituzione si può votare insieme per il nuovo Capo dello Stato"

Il refrain su cui insiste da più giorni è che per il nuovo Capo dello Stato ci sia un'ampia convergenza su “un nome di garanzia”. Presupposto a maglie larghe, a ben vedere, perché prescinde anche dall'appartenenza politica del possibile candidato al Quirinale. E così, se personaggio equilibrato e in grado di fare da “garante”, anche un esponente del Pd può avere il via libera di Forza Italia per salire al Colle. Silvio Berlusconi abbandona per la prima volta il veto contro un presidente della Repubblica di sinistra. “Noi guardiamo alla persona. Non ha importanza se è di quella parte o di quell'altra. Non va giudicata dal fatto se ha radici in un'area o in un'altra. Si deve trattare di una persona seria, accettata da tutti", dice in un'intervista alla Repubblica, l'ex Cavaliere. È chiara l'impostazione: una figura che sia garanzia per tutti, non solo per il Pd, non un sommo sacerdote del governo Renzi, ma che non per questo non possa provenire dall'area dem. Il segnale di apertura è chiaro. E mette olio nell'ingranaggio delle riforme. Il premier, da parte sua, non fa nomi, sa che proporre candidature adesso significherebbe bruciarle sul nascere (ci ha provato Vendola sbandierando il sostegno di Sel per Romano Prodi. Lasciando, però, anche intendere che per la partita del Quirnale una maggioranza diversa da quella del Nazareno è possibile). A Renzi interessa soprattutto arrivare all'elezione del Capo dello Stato col voto sulla legge elettorale e la riforma costituzionale. Berlusconi non si sfila: “In parlamento abbiamo circa 150 grandi elettori. Vogliamo concorrere dopo di che, vedremo se e cosa il leader Pd ci dirà. Noi stiamo partecipando all'approvazione delle riforme. Noi non ci sottrarremo né sulle modifiche alla Costituzione né sulla nuova legge elettorale. Quindi pensiamo di poter contribuire anche sul capo dello Stato". La partita del Quirinale è diventata il motivo principale per cui va rispettato il Patto del Nazareno. Berlusconi è consapevole di non avere i numeri per condizionare le eventuali scelte sgradite sulle quali potrebbe puntare Renzi. Il partito azzurro è sfarinato, Fitto non esclude di entrare nella partita. Per il successore di Napolitano, l’unico modo che l'ex Cavaliere ha per far sentire il suo peso è quello di alzare la posta, mettendo sul piatto come contropartita il via libera di Forza Italia all’intero pacchetto delle riforme istituzionali. Grillo e Salvini cavalcano l'irrequietezza azzurra e sanno di potere giocare le loro mosse. E Renzi d'altronde tiene le mani libere. Ha detto che non importa se l'elezione del nuovo presidente della Repubblica arriverà al primo o al quinto scrutinio, se con la maggioranza qualificata o quella ridotta. Ha ostentato tranquillità, dicendo che la lezione del 2013 (quando Napolitano è stato sostanzialmente costretto a accettare il secondo mandato per l'impossibilità di trovare la convergenza su un nuovo nome) è stata imparata da tutti. Ma è anche un modo per far capire che ora non ci sono patti. La mossa di Berlusconi che apre a un possibile candidato di sinistra arriva con la messa in chiaro che gli azzurri concorreranno all'elezione del successore di Giorgio Napolitano. Lui precisa che ciò non fa parte del patto del Nazareno: “Dico solo che votando insieme la nuova Costituzione, si può votare insieme anche per il Quirinale”, con il concorso di tutti, e quindi di Fi ma anche Lega e M5S. C'è poi Ncd, che invece chiede un candidato un po' più a destra, possibilmente di area cattolica. “L'area non di sinistra, moderata o di centrodestra, nella Seconda Repubblica non ha mai potuto esprimere un Capo dello Stato a dispetto del consenso maggioritario di cui ha goduto nell'arco di 20 anni”, ha ricordato Angelino Alfano.

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