Giorgio Napolitano è saldamente al Quirinale ma la questione politica relativa alla sua successione è ufficiosamente partita da settimane tra bizantinismi, autocandidature e dichiarazioni d’indisponibilità. Ma la partita del Colle rischia di spaccare il Pd prima ancora di cominciare. Perché uscendo allo scoperto e proponendo ai Dem di eleggere Romano Prodi al quarto scrutinio, il leader di Sel Nichi Vendola ha toccato un nervo scoperto del Pd, mandando in crisi Renzi. Ed è inevitabile che la memoria corra al doppio incidente del 2013 quando il Pd impallinò prima Franco Marini, poi il Professore bolognese, sancendo di fatto il fallimento di Pier Luigi Bersani. Ora il tema del Quirinale potrebbe riproporsi a breve e l’ex segretario esce allo scoperto attaccando Renzi, pur non citandolo. «Si disse quella volta che il cavallo azzoppato andava eliminato. E quel cavallo ero io. Meglio essere un cavallo che un asino», dice Bersani intervistato da Lucia Annunziata a In mezz’ora su Rai3. Quando invece cita il premier, Bersani non è meno duro: «Penso che Renzi sia una persona determinata, intelligente, potente. È una macchina da corsa, ma il problema della Formula 1 è quello di scaricare a terra tutta questa energia e non disperderla. Se posso dare un consiglio è che Renzi deve collegarsi di più alla realtà. Renzi sa bene che tenere un Paese da soli è difficile, essere in due non è male». La risposta del premier arriva sempre in tv, sempre su Rai3, ma stavolta da Fabio Fazio e dal suo Che tempo che fa . «Grazie a Giorgio Napolitano. Senza di lui l’Italia sarebbe peggiore», spiega il premier, secondo cui per il Presidente della Repubblica «serve una maggioranza, la più ampia possibile, coinvolgendo tutti anche FI, M5S e Sel. Ma nesuno ha diritto di veto, neppure il Pd. Serve una persona saggia e di equilibrio. Il patto del Nazareno non comprende il Quirinale. Allora l’incarico di Napolitano non era in discussione. Il patto del Nazareno comprende riforme e legge elettorale». Facendo un bilancio di fine anno, Renzi cerca di spronare la classe politica e il Paese: «Dopo 300 giorni, ho la stessa energia del primo giorno. Le cose si cambiano con l’impegno di ciascuno. Non bisogna rassegnarsi e i cittadini non devono perdere la speranza». Naturale che l’intervista finisca con l’indugiare sull’inchiesta Mafia Capitale e sulla candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024: «Servono regole durissime per chi ci sta rubando. Ma l’obiettivo è farli smettere di rubare non smettere di organizzare i grandi eventi: quelli rubano su tutto, anche sugli eventi piccolissimi». Non manca una tirata d’orecchia all’Anm: «I magistrati scrivano le sentenze, non comunicati stampa. In Italia non sono tutti ladri. Se uno ha rubato, deve pagare e, se è dirigente pubblico, non deve più avere a che fare con la cosa pubblica». Normale che ha preoccupare maggiormente sia oggi la tenuta dei conti pubblici, ma il premier assicura sulla bontà della legge di Stabilità. Pur ammettendo che sulla manovra e il voto notturno al Senato dopo la fiducia sul maxiemendamento «abbiamo fatto un po’ di casini, di cui mi prendo le responsabilità», Renzi assicura che con la legge di Stabilità la pressione fiscale «diminuisce» e sottolinea la promessa rispettata degli 80 euro in più in busta paga: «Questa misura da sola - dice Renzi - vale 10 miliardi». Sull’Europa infine il presidente del Consiglio garantisce: «Nel 2015 vanno tolti gli investimenti dal computo del 3% per il rapporto deficit/Pil», comunque «l’Italia manterrà tutti gli impegni».
Bersani: «Io cavallo azzoppato? Meglio di un asino»
L'ex segretario attacca sul Quirinale e Renzi risponde: «Non accetto veti. Neanche dal Pd»
