Politica

«Renzi come il Cav, compra i deputati»

L’ultima accusa di alcuni parlamentari grillini: il premier sapeva delle uscite. Sotto la lente le dimissioni di Currò. Si valuta l’esposto alla Procura

Un esposto per chiedere alla Procura di verificare se il premier Renzi abbia avuto un ruolo nelle dimissioni di alcuni parlamentari dal MoVimento 5 Stelle. Non proprio la «compravendita» imputata al Cavaliere per il caso dell’allora senatore De Gregorio ma poco ci manca. È l’ultima idea lanciata da alcuni esponenti del «non partito» in una riunione di pochi giorni fa. I pentastellati richiamano la telefonata tra Renzi e Massimo Artini in occasione dell’espulsione di quest’ultimo dal M5S (anche se i due sono stati compagni di scuola e, dunque, si conoscono da anni). Ma a destare i sospetti dei 5 Stelle è soprattutto il fatto che il premier sapesse prima delle dimissioni di Currò. Proprio quel giorno Grillo ha postato sul suo blog il video dell’intervento in Aula del deputato. Poi seguivano le parole del deputato Federico D’Incà: «Ringrazio Currò per avere fatto sapere a Renzi in anticipo della sua bella sceneggiata alla Camera, ormai sembra più facile parlare con il premier che in assemblea». Le ultime uscite dal MoVimento non sono state ancora digerite e cresce il timore che possa partire un domino «rumoroso». Cioè che i prossimi parlamentari che abbandoneranno il MoVimento lo faranno come Tommaso Currò, annunciandolo a gran voce in Aula. Per ora soltanto un timore, anche se i «dissidenti» restano tanti. Tra questi, i deputati Segoni, Bechis, Basilio e Baldassarre. Anche perché il «direttorio» che tiene rapporti quotidiani con il cofondatore del MoVimento, Gianroberto Casaleggio, non ha ancora ottenuto il pieno consenso dei parlamentari. Da parte sua, Grillo attacca il governo. Questa volta nel mirino c’è la legge di Stabilità. «Votare di notte come i ladri con un presidente del Senato senza dignità un testo con parti addirittura mancanti» esordisce nel suo post il comico genovese. «È andata in onda l’ennesima pagliacciata di una repubblica in mano a golpisti e tangentari - tuona - Il parlamento va sciolto e bisogna andare a nuove elezioni al più presto». Ovviamente Grillo ne ha anche per il presidente Napolitano: «Siamo nelle mani di folli che stanno facendo a pezzi la nazione sotto gli occhi di un presidente della Repubblica tremebondo che ha tradito la Costituzione». Poi torna al dibattito sulla legge di Stabilità: «Il portavoce del M5S Vacciano ha chiesto a Grasso questa notte che testo si doveva votare visto che mancavano dei pezzi. Quello di Topolino? L’ineffabile Grasso ha risposto che il governo avrebbe integrato il testo. Ma chi crede di prendere per il culo? I cittadini dovranno subire una legge finanziaria che li massacrerà di tasse senza che il contenuto sia discusso e neppure scritto. Questa è dittatura con la vaselina». Grillo dà spazio anche al deputato Massimo Baroni che chiede al ministro Poletti di dimettersi: «Non sono solo foto, quelle in cui il braccio imprenditoriale della mafia capitale, Salvatore Buzzi, viene ritratto insieme al ministro del Lavoro, Giuliano Poletti - attacca il parlamentare - C’è un appalto. La cooperativa di Buzzi, al centro dello scandalo romano, si occupa delle pulizie del ministero di Poletti. Cinque mesi fa è subentrata a un’altra cooperativa». Infine il comico rilancia anche il referendum per far uscire l’Italia dall’euro. Nei prossimi giorni i banchetti dei 5 Stelle saranno in tutta Italia.

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