Politica

Le toghe contro l’«annuncite» di Renzi

Scintille da mesi. Le ultime ieri: «Più fatti meno parole» ha tuonato l’Anm Il premier sin dall’insediamento «ruvido» con i pm. Che non perdonano

«Si lancia il messaggio» affermò il segretario Maurizio Carbone «che la giustizia funziona male perché i magistrati fanno errori e si dà il via libera ad azioni strumentali contri i giudici». Tuttavia il conflitto non si è esaurito lì, ma è stato generato anche da altri fattori. Come il tetto agli stipendi per i magistrati e il taglio delle ferie. Lo scorso 28 settembre, intervenendo a «Che Tempo che fa» di Fabio Fazio, Renzi affrontò entrambi i punti. «Più rispetto», chiese l’Anm nella successiva replica. Sulla querelle delle ferie per i magistrati l’associazione si era già espressa, per bocca di Sabelli, qualche giorno prima, il 25 settembre, definendola un «falso problema» e ricordando come la sospensione feriale non sia «un privilegio» ma «solo una pratica di organizzazione del lavoro». Quanto agli stipendi, sempre Sabelli lo scorso 19 aprile, in un’intervista a Repubblica ebbe a spiegare come «la Consulta ricorda che la disciplina sulla nostra retribuzione è garanzia dell’autonomia e indipendenza della giurisdizione». Quell’intervista arrivava l’indomani di un piccato botta e risposta con il premier, il quale aveva affondato: «Rispetto al principio di separazione dei poteri, io non commento le sentenze e mi aspetto che i giudici non commentino il processo di formazione delle leggi che li riguardano. Commentino semmai le riforme vere e non le recriminazioni». Affermazioni a cui Sabelli aveva prontamente replicato: «Le leggi, esattamente come le sentenze, si rispettano, ma si possono commentare». L’appello contro l’ attivismo mediatico della magistratura da parte di Renzi è giunto, inoltre, anche all’assemblea nazionale del Pd del 14 dicembre scorso. «Quando leggo numerose interviste di magistrati che commentano le leggi che stiamo facendo, vorrei ringraziarli, ma credo che debbano parlare un po’ di più con le sentenze e non con le interviste». Anche lì, Sabelli è stato prontissimo a parare il colpo e restituire il gancio: «I magistrati fanno la loro parte e continueranno a farla con i processi. Ciò non toglie che la magistratura associata intenda collaborare, con i propri suggerimenti che nascono dall’esperienza». Certo, Renzi sarà rimasto piccato anche dalla richiesta dell’Anm di qualche giorno prima, l’11 dicembre, quando aveva invocato il governo a passare «dalla retorica delle parole alla concretezza dei fatti: non vorremmo che la retorica nascondesse l’inadeguatezza dei progetti di riforma», e anche ieri sono arrivati strali contro «riforme in larga parte più annunciate che realizzate». Insomma sulla pericolosità dell’«annuncite» in tutti i settori, almeno in cuor suo, Renzi qualche riflessione dovrebbe farla.

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