I dati del nostro studio sulle vacanze natalizie degli italiani sono la ovvia conseguenza della crisi economica. Ma il turismo è un settore a parte, perché ha che fare con la dimensione del sogno. Quando si è nelle condizioni di immaginare e programmare un viaggio, si è già proiettati verso un luogo che farà verosimilmente la felicità di un singolo ma anche di un’intera famiglia. Il fatto che le condizioni avverse abbiano impoverito gli italiani limitandone la fantasia e la possibilità di vedere e fare cultura anche nel periodo delle ferie natalizie, non è qualcosa che fa piacere constatare. Tuttavia, per chi come me opera nel settore dell’accoglienza, è impossibile tacere che da troppo tempo non viene data dai governi la giusta attenzione al turismo, frenando così la realizzazione di politiche mirate allo sviluppo in grado di supportare le imprese e di ridare linfa al mercato. Ora è indispensabile ideare misure urgenti per ridare liquidità alle famiglie. Non possiamo permetterci il rischio di un ulteriore crollo dei consumi turistici che avrebbe come conseguenza un calo del Pil. Il dato fa riflettere, è come se ci fosse un’Italia a due velocità: da una parte la spinta propulsiva dell’Expo ormai alle porte, una finestra che si apre sul mondo. Dall’altra gli orpelli, la fatica del quotidiano, la difficoltà di fare programmi idonei per dare il colpo d’ala che il Paese merita. Siamo infatti quasi ai nastri di partenza ma nel frattempo abbiamo le delegazioni estere dell’Enit decapitate. La legge di stabilità sembra ignorare il settore, la pressione fiscale sale. La bellezza e la grandezza dell’Italia tuttavia non ci faranno smettere di sognare. Il mio augurio per questo Natale è che con il turismo si faccia davvero sul serio. E al più presto.
Così perdiamo pure la fantasia
di Bernabò Bocca, senatore e presidente di Federalberghi