Per la prima volta il governo Renzi potrebbe aver fatto un piacere a Berlusconi. Con la decisione di posticipare da marzo a maggio il ritorno alle urne per le Regionali (per favorire l’election day con le Comunali) il centrodestra ha due mesi in più per dipanare una matassa che, col passare delle settimane, si sta facendo sempre più complicata. Con lo spettro del «cappotto» che comincia ad aleggiare insistentemente su piazza San Lorenzo in Lucina. Se il 7-0 dalla sinistra dovesse essere evitato, il merito potrebbe essere esclusivamente della Lega, che in Veneto con la candidatura del governatore uscente Luca Zaia sarebbe in questo momento in vantaggio sulla renziana Alessandra Moretti, in uscita dal seggio di Strasburgo. Nell’altra Regione in cui il centrodestra è al momento al governo, la Campania, la situazione è leggermente più complessa. Il governatore uscente Stefano Caldoro, infatti, sarebbe riuscito a ottenere l’appoggio di tutta la coalizione, ricreando quell’asse Forza Italia-Ncd praticamente irrealizzabile nel resto d’Italia. E però qualche settimana ha «gelato» tutti mettendo nuovamente in dubbio la sua candidatura perché «le Regioni andrebbero abolite». Ma la questione salita alla ribalta nelle ultimi giorni è quella della Puglia. Il Comitato per le Regionali guidato da Altero Matteoli ha infatti offerto la candidatura a Raffaele Fitto. Il quale, però, essendo impegnato ormai a livello nazionale per vincere la battaglia sul rilancio del partito, ha respinto sdegnato l’ipotesi e ha continuato a invocare le primarie, forte anche dello spostamento delle elezioni di due mesi che concederebbe tutto il tempo necessario alla consultazione. Ieri è andata in scena l’ennesima puntata della disputa. I big di Forza Italia, con Giovanni Toti in testa, hanno rinnovato la richiesta a Fitto di mettersi in gioco per il partito, ma l’europarlamentare pugliese ha ribadito la sua contrarietà con una lunga lettera a Berlusconi in cui ha accusato lo stato maggiore di Forza Italia di «continuare con balletti senza costrutto». Non solo, Fitto ha dichiarato di non volersi iscrivere «né a Forza Matteo 1 (Renzi) né a Forza Matteo 2 (Salvini)» di voler lavorare «per ridare una prospettiva al centrodestra». Dichiarazioni che hanno ricevuto il plauso dei parlamentari a lui più vicini ma sono state criticate dal resto del partito. «Le primarie non possono essere un dogma, la panacea di tutti i problemi» ha attaccato Mariastella Gelmini, coordinatrice lombarda, «Fitto sia capace di trovare l’unità per affrontare i veri problemi del Paese». Durissimo l’intervento di Simone Furlan, ideatore dell’esercito di Silvio e membro dell’ufficio di presidenza di Forza Italia: «Sua maestà Fitto non accetta nemmeno più un dialogo sulla necessità di mettersi a disposizione del partito, rispondendo pubblicamente. Si faccia "Forza Fitto" così ci renderemo conto tutti di quale sia il suo peso elettorale». La situazione potrebbe diventare più chiara lunedì, quando Berlusconi e il «ribelle» si siederanno allo stesso tavolo ad Arcore, per il pranzo degli auguri con gli europarlamentari. Ma è praticamente impossibile che Fitto torni sui suoi passi, e nel frattempo in Puglia il centrosinistra continua ad accumulare vantaggio dopo aver già celebrato le primarie vinte dal sindaco di Bari Emiliano. Non va meglio in Liguria, dove il coordinatore regionale Sandro Biasotti ha a sua volta respinto al mittente l’offerta di candidatura fatta da Berlusconi. Biasotti, lungi dal polemizzare, avrebbe selezionato alcuni profili di giovani imprenditori al loro debutto in politica, ma la mossa avrebbe irritato gli altri pezzi della coalizione, come Fdi-An che continua a invocare le primarie. Dando per scontate le sconfitte in Umbria e Toscana, qualche chance di vittoria il centrodestra potrebbe averla nelle Marche. Ma anche in questo caso la rottura totale con gli alfaniani impedirà la ricomposizione e finirà con il favorire il centrosinistra. A meno che, si diceva, i due mesi di tempo in più concessi dal governo non cambino le carte in tavola. E, magari, il ritorno di Berlusconi a un ruolo centrale in campagna elettorale non ricominci a scaldare i cuori dei militanti.
Faide, rifiuti e caos primarie. Incubo Regionali per Silvio
Fitto: «Non correrò in Puglia». E i big lo attaccano. Candidature in alto mare, FI teme il cappotto. L’ex Cav: «Mi scateno. Preparate i Kalashnikov»
