Politica

«Le bustarelle coi contanti? L’eredità del povero papà»

La versione di Turella, trovato con 500mila euro a casa

I «bar della Rai», la fondazione Nuova Italia, i «pagamenti a destra e sinistra da parte di molti imprenditori romani» e le giustificazioni fornite agli inquirenti dagli indagati. Questo c’è negli interrogatori di garanzia rilascia dagli arrestati nella vasta inchiesta su Mafia Capitale. Gli accertamenti investigativi del procuratore capo Giuseppe Pignatone e dell’aggiunto Michele Prestipino, hanno fatto luce su un vasto sistema di tangenti. Denaro contante passato dalla cricca mafiosa, capeggiata da Massimo Carminati, a politici e pubblici funzionari L’EREDITA’ Nella sua abitazione sono state rinvenuti oltre 500 mila euro in contanti, nascosti nel cassetto di una scrivania e in una cassaforte a parete. Claudio Turella ha però fornito una spiegazione al gip che lo ha interrogato per chiarire la sua posizione rispetto all'inchiesta Mondo Di Mezzo. “Erano di mio padre” ha affermato il funzionario del Servizio Giardini del X Dipartimento di Roma Capitale. I soldi rinvenuti, stando alle parole dell'indagato, sarebbero una parte di eredità avuta dai suoi genitori: “Non vengo da una famiglia ricca ma mio padre e mia madre hanno sempre lavorato”. Quando il giudice per le indagini preliminari, Flavia Costantini, ha chiesto a Turella come mai vi fosse una cifra così importante e in contanti nella sua abitazione, l'uomo ha risposto: “Era di mio padre(....)Una parte li teneva in casa, in casa li teneva, quando lui stava per andarsene, poi, mi ha detto guarda, prendi questi soldi, ma neanche io mai immaginavo una somma del genere dentro casa”. ALEMANNO «Chiedo scusa – affermano i pubblici ministeri interrogando l'ex ad di Ama e cercando di capire i rapporti esistenti tra la Fondazione Nuova Italia e Salvatore Buzzi, braccio imprenditoriale di Mafia Capitale – Buzzi le ha detto delle cooperative rosse (…) che pagavano la Fondazione Nuova Italia, che era una fondazione di Alemanno ed era una fondazione di destra che lo pagava dopo le assegnazioni dei lavori?». Lo «disse Alemanno – precisa Panzironi – Beh veramente lo ha fatto sempre, pure prima e lo ha fatto anche dopo ma non lo ha fatto tramite me». «Aspetti un attimo – ribattono i pm –se Buzzi apparteneva all’anima di sinistra della fondazione perché pagava la Fondazione Nuova Italia dove c’erano dentro Alemanno?». «Perché come tutti gli imprenditori romani – spiega Panzironi – pagano sia a destra che a sinistra (…) probabilmente è una questione di relazioni». LA CASSAFORTE “L'ho fatto, questa è stata colpa mia. Sono una semplice dipendente che per paura, anche di perdere il lavoro, parliamoci chiaro, che negli ultimi tre anni c'è stata una crisi, io c'ho due figlie dottoressa, ma stiamo giocando?”. Con queste parole Nadia Cerrito, la segretaria di Salvatore Buzzi, ha ammesso agli inquirenti le sue responsabilità. La donna avrebbe agito su comando diretto del braccio imprenditoriale della cricca. Buzzi comandava: “Nadia per cortesia mi porti quella cosa?” e l'indagata eseguiva”. Essendo la persona deputata a conservare il libro nero, la contabilità parallela, Nadia Cerrito è a conoscenza di molte vicende e di tutti i nomi in codice appuntati nel libro. Anche per questo ha accompagnato gli investigatori del Ros ad una cassetta di sicurezza dove erano custoditi 23mila euro. TELEVISIONE DI STATO Particolarmente interessante il verbale di Giuseppe Ietto. L’imprenditore afferma di gestire alcuni bar aziendali della Rai. Un dato che potrebbe gettare nuove ombre sull’assegnazione ricevuta dalla televisione di Stato. Racconta che «sono un ingegnere civile e, diciamo, gestisco praticamente una società di catering, tre società». Racconta che queste «società gestiscono tutti i bar aziendali della Rai, la Uil Bari, quindi sono dieci bar della Rai». Inoltre, spiega al giudice per le indagini preliminari che «le posso dire dove stanno: via Carlo Engri, via Teulada, viale Mazzini…ma sono dieci»

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